Le bugie della Provincia sulle diossine a Scarlino

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L’Arpat aveva prelevato campioni a Scarlino il 15 maggio scorso e già segnalato un superamento di 5 volte i limiti di legge sulle diossine.

Le bugie della Provincia, comunicate alla pubblica opinione dalla Stampa locale, come sempre senza alcuna verifica (la società privata avrebbe segnalato di sua iniziativa -!!!- con un suo accertamento il superamento dei limiti di legge delle diossine) sono smentite dalla ricostruzione dei fatti pubblicati da Arpat.

Verificate (!!!) sul sito dell’Arpat:
Inceneritore di Scarlino (GR): superamento limiti per diossine.

Pertanto, visti i precedenti documentati, poichè l’Arpat compie questo accertamento due volte all’anno, i Sindaci di Scarlino e Follonica dovrebbero ottenere dalla Provincia una prescrizione che consenta il monitoraggio settimanale o giornaliero delle diossine compiuto da soggetto esterno.

Per chi non lo avesse letto/pubblicato, ecco il comunicato stampa inoltrato ieri, dove sono documentati i precedenti valori fuori norma.

Replica agli articoli promossi da Riccardo D’Ambra

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Il quotidiano on line 0566news del 18-02-2012 riporta in un articolo la mia replica agli articoli promossi da Riccardo D’Ambra e pubblicati dalla stampa locale nei giorni del 16 e del 17 febbraio 2012.

Confermo che la storia delle ceneri di pirite dell’Eni ha molti punti in comune con quella dei gessi rossi Tioxide: entrambi rifiuti con contenuti pericolosi per la salute, prodotti al Casone; entrambi proposti come ammendanti e distribuiti sul territorio circostante; entrambi autorizzati al riuso aggirando le norme sui rifiuti; in entrambi i casi c’è un D’Ambra che favorisce o sostiene questi progetti. Sui gessi rossi è storia recente e sono in corso indagini. Per le ceneri di pirite il dott. Luciano D’Ambra ha sottoscritto certificati d’analisi per conto dei collaudatori delle opere di bonifica sui bacini Solmine. La sua firma, infatti, è posta su molti certificati, che tra il ’88 e il ’95 accompagnavano le relazioni dei collaudatori stessi. Ho sostenuto che il chimico Luciano D’Ambra viene indicato, in un Rapporto1 di Polizia Giudiziaria sul caso Merse inoltrato al magistrato, come colui che ha redatto certificati di analisi non validi, essendo svolti con metodi di indagine diversi da quelli prescritti dalla legge sia per quel tipo di rifiuto, sia per la collocazione dello stesso rifiuto nel territorio. Tale metodo illegittimo, per i motivi appena detti, produceva risultati analitici non veritieri circa la reale pericolosità e tossicità delle ceneri di pirite, che venivano collocate in quegli anni, come “inerti”, sia nella piana di Scarlino a copertura dei bacini Solmine, sia nella miniera di Campiano. Secondo legge, la scelta delle tipologie o modalità di analisi competono non ai committenti, che ovviamente non sono responsabili dei dati certificati, ma agli analisti. Tant’è che non sono i committenti a firmare e sottoscrivere i certificati delle analisi, ma sono, come tutti sanno, gli analisti, i quali debbono essere abilitati allo scopo. L’uso delle ceneri di pirite, autorizzato sulla base di tali certificazioni, è già stato definito, da uno dei Magistrati inquirenti, come uno “scellerato progetto”. Non ho alcun motivo di dubitare della attendibilità del suddetto Rapporto in quanto la ricostruzione dei fatti è giudicata “ben condensata” a parere del GIP, mentre a parere del Pm viene definita “minuziosa quanto pregevole”. In quegli stessi anni il Ministro dell’Ambiente, la Regione Toscana e la Provincia di Grosseto avevano prodotto valutazioni pubbliche che definivano le ceneri Eni rifiuti“tossici e nocivi”. Ciò è confermato da molte Consulenze dei periti del Magistrato.

Il prof Donati è stato chiamato in causa da Riccardo D’Ambra affinché smentisse quanto da me sostenuto. Ma il prof. Donati non può smentire. Infatti scrive:”Non ho nemmeno presente di quali analisi stia parlando Barocci.”. E’ evidente quindi che al prof Donati non sono stati neppure forniti i documenti sui quali gli si chiedeva un   parere. Il prof. Donati precisa inoltre lo scopo del suo studio, che ha altri obiettivi. Ma indirettamente il suo studio conferma quanto sostengo da molti anni circa la non validità delle bonifiche certificate e collaudate come valide. Infatti ho scritto e pubblicato, in una recente Conferenza stampa, che il prof. Donati, attraverso dati recenti e analisi sui trend statistici, quindi anche storici, ha confermato la perdurante cessione in falda di inquinanti, provenienti da quei terreni certificati come “bonificati” e, quindi, indirettamente, ha confermato la non validità di quelle bonifiche. Ho da anni sostenuto che le bonifiche certificate e collaudate come valide sui bacini Solmine sono false, sulla base sia della corretta caratterizzazione chimica delle ceneri di pirite, sia sulla base dei successivi certificati di monitoraggio, che dal ’97 al 2007 sono stati realizzati da altri chimici. Questi hanno fornito i risultati concreti dell’uso delle ceneri di pirite come materiale di copertura di quei siti, certificando una perdurante cessione alla falda idrica di sostanze cancerogene fuori norma. Sta di fatto che quelle bonifiche, inefficaci, sono state, prima, collaudate come valide e poi certificate ancora come valide dalla Provincia. Quindi da parte mia nessuna volontà diffamatoria, ma la presentazione dei fatti, come risultano dalla documentazione autorevole citata. Ritengo doveroso intervenire onde evitare che fatti tanto gravi si possano ripetere.
Roberto Barocci,

Forum Ambientalista Grosseto

nota

1Rapporto n° 1334 di Polizia Giudiziaria del 20.12.2001 inoltrato al S.Proc. dott. Vincenzo Pedone in riferimento al Procedimento Penale N.01/3235

Comunicato stampa in risposta alla CNA di Grosseto.

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Quanto scrive la CNA di Grosseto sulle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato non può passare inosservato. Si sostiene che l’inceneritore di Scarlino non avrebbe mai superato le emissioni consentite e che pertanto tutto il resto, leggi e sentenze comprese non contano. La CNA chiede, imitando l’ex Presidente del Consiglio, che la Politica ribalti le sentenze e che le leggi, a tutela della salute pubblica, non siano rispettate perché metterebbero in pericolo posti di lavoro. Con questo metro, nel Sud Italia, si giustificano le azioni illegali di mafia e camorra pur di garantire l’occupazione generata nella gestione dei rifiuti tossici interrati nel casertano o nel siracusano.
Ciò che sostiene CNA, oltre a non corrispondere ai dati ufficiali (e lo vedremo), è simile all’arrogante pretesa di alcuni automobilisti che, alla guida di auto in regola con i propri gas di scarico, pretendono di circolare nelle città, anche quando ci siano ordinanze di divieto di circolazione, a causa del superamento dei limiti di legge per inquinanti mortali alla vita dei cittadini. E’ vero che le cause di quell’inquinamento nelle città sono molte e diverse, e che quel singolo arrogante automobilista ha solo una piccola parte di responsabilità, ma quando l’ambiente non è in grado di smaltire le quantità assolute di veleni versati, nessuno ha il diritto di aggiungerne altri.
Questa è la situazione oggi presente nella piana di Scarlino e Follonica, dove le concentrazioni di molte sostanze cancerogene sono su terreni, sedimenti ed acque molte volte superiori ai limiti di legge.
Questo dicono i dati ufficiali, che CNA omette di citare.
Questo è il motivo per cui la Legge ha imposto di avviare le Bonifiche e vietato di poter aggiungere altre dosi di veleno, anche se singolarmente a norma.
Questo è ciò che inchioda alle loro responsabilità il Sindaco di Scarlino, il Presidente della Provincia e della Regione Toscana, che prima hanno consentito l’inquinamento e omesso di realizzare efficaci bonifiche (vedi l’adesione alla teoria dimostratasi falsa della naturalità dell’Arsenico), e poi vorrebbero autorizzare l’emissione di altri inquinanti tossici.
Altro che semplici vizi di forma indicati dalle sentenze! Sentenze di cui il CNA ignora, o finge di ignorare, i motivi ben evidenziati e circostanziati.
Ignoranza manifesta anche sull’altro aspetto, quello del superamento dei limiti nelle emissioni. Vorremmo ricordare a CNA, e ai cittadini, che i controlli sono eseguiti dalla stessa Scarlino Energia, oppure su preavviso da parte dell’Arpat, che né diossine, né furani, né nano-particelle sono monitorate in continuo. Già nel 2006, in fase d’incenerimento di biomasse, la Scarlino Energia aveva documentato di scaricare in mare attraverso il Canale Solmine, nel rispetto delle singole concentrazioni limite, 29.6 Kg/anno di Arsenico. Ben oltre i valori soglia, fissati nello stesso documento, a 5 kg/anno. Quindi, accanto alla concentrazione singola, come per la singola automobile, si deve verificare se l’ambiente è capace di smaltire le quantità assolute e, poiché nel canale Solmine viene versata una quantità enorme di acqua usata per l’abbattimento polveri e varie depurazioni, pari a 19 miliardi di litri/anno, le concentrazioni singole possono essere anche a norma, ma la legge pretende di verificare se le quantità assolute sono sostenibili e smaltibili! Ed è per questo che l’Arpat registra l’accumulo fuori norma di molti cancerogeni nei sedimenti.
Stanno avvelenando l’ambiente, la nostra salute e la nostra economia ed anche noi vorremmo perciò “ringraziare” il CNA per la (in)sensibilità dimostrata verso tutti noi.

Emblema di senso civico e di servizio pubblico

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Il quotidiano on line 0564news del 20-01-2012 ha realizzato un articolo sulla conferenza stampa di giovedì 19 gennaio al Casello Idraulico di Follonica dedicata al caso dell’inceneritore di Scarlino.

“Roberto Barocci emblema di senso civico e di servizio pubblico che ispira anche il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino e che sentiamo di ringraziare”. Queste le parole dette dal presidente Mario Monciatti, approvate a vista dall’avvocato Franco Zuccaro, al termine dell’intervento del professore grossetano durante la conferenza di giovedì 19 gennaio al Casello Idraulico di Follonica.

Una conferenza congiunta Comitato del No, Forum Ambientalista Grosseto e ReteambienteGr durante la quale sono state discusse le sentenze del Tar Toscano e del Consiglio di Stato e presentati i documenti relativi alla disastrosa, pericolosissima e intollerabile situazione intorno all’inceneritore scarlinese.

In questo primo servizio 0566news e 0564 news danno conto dell’intervento di Barocci (che ci è stato fornito per scritto) durante la riunione di Follonica alla quale erano presenti, tra gli altri, anche De Luca del PD, Luigi Costagli del PDL, Alberto Aloisi del PSI,  Paolo Buti dell’Arci, Renzo Fedi della Col diretti.

L’articolo prosegue con il testo già reso pubblico qui.

Ladri di salute e di lavoro

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Sia in occasione della prima autorizzazione in sede di VIA, rilasciata dalla Giunta Scheggi nel 2008 a Scarlino Energia Srl, sia poi in occasione del riesame farsa e delle autorizzazioni rilasciate dalla Giunta Marras nel 2010, presentammo alcune Osservazioni (diap.2-3-4-5-6) per conto del Comitato per il No e del Forum Ambientalista in merito alla violazione di legge per gli scarichi di metalli tossici nel Canale Solmine, già inquinato e inserito nei Piani regionali e provinciali di bonifica. La legge vieta che si possa scaricare ulteriori sostanze pericolose, anche se da impianti a norma, in un sito oggetto di bonifica (diap.9).

La risposta di Scarlino Energia srl, che per legge avrebbe dovuto rispondere in modo adeguato alle Osservazioni presentate, è stata di una arroganza sconcertante. Infatti scrisse che gli scarichi dell’impianto “non sarebbero attinenti al progetto in esame”(diap,7).

La Provincia di Grosseto, violando la legge (!), non chiese spiegazioni, finse di non sapere (dirigenti al tempo erano l’arch. Gracili e poi il dott. Sammurri) e prescrisse il monitoraggio a posteriori, anziché preventivo alle autorizzazioni per verificare la sostenibilità del nuovo impatto. Il TAR toscano ci ha dato ragione e ha censurato l’operato illegittimo della Provincia di Grosseto.

Il risultato del monitoraggio a posteriori, realizzato nell’ottobre 2010 da Arpat sui sedimenti del Canale Solmine, fa registrare molti superamenti dei limiti di legge (diap.8). Per i metalli tossici e cancerogeni il numero di volte superiore alla legge è rispettivamente: 25 per Arsenico; 10 per Piombo; 7,3 per Zinco; 2 per Cadmio; 1,9 per Mercurio; 1,35 per Rame 1,3 per Cromo.

Nonostante che Comuni, Provincia e Regione Toscana abbiano ricevuto questi dati, la legalità sembra non essere più un valore perseguito, neppure quando si tratta di intervenire per eliminare dall’ambiente potenti cancerogeni. Infatti le Conclusioni scritte e inoltrate dall’Arpat di Grosseto non lasciano dubbi, parlando di seria contaminazione (diap.10).

Il monitoraggio viene ripetuto nel 2011 e la novità, che viene riconfermata, è la presenza significativa anche di cancerogeni organici, quali DIOSSINE, PCB ed IPA, oltre la presenza fuori norma dei metalli tossici visti sopra (diap.11).

Oltre alla bonifica, finora omessa, s’impone anche l’eliminazione degli ulteriori scarichi inquinanti, ma qui le opinioni sono nettamente divergenti.

Mentre il prof. Paolo Rabitti spiega nelle 23 pagine della sua Relazione al Consiglio di Stato che le Diossine possono essere di diversa origine, ma che la prevalenza di una particolare specie di Diossina, misurata e trovata a valle dell’inceneritore, può essere stata prodotta solo bruciando rifiuti solidi urbani (diap.12), l’Arpat non compie questa stessa valutazione, rimandando a indefinite emissioni storiche (questa volta non c’entrano gli etruschi…) indicando però la provenienza dall’impianto di combustione delle piriti (diap.13).

Questa volta l’Arpat, come fece negli anni ’90 per l’eccesso di Arsenico trovato nella piana di Scarlino, non può invocare la naturalità, poi smentita da tutti. Ma le fonti bibliografiche citate dal prof. Rabitti a conferma dell’origine da rifiuti urbani e la vaghezza delle spiegazioni dell’Arpat hanno convinto il Consiglio di Stato, che di fatto ha definito “ non inequivoche” le tesi Arpat e “plausibili” quelle sostenute da Rabitti.

Ma un’altra pagina sconcertante, da chiarire in un secondo tempo, è data dalle numerose e clamorose contraddizioni di ARPAT. Ne vogliamo solo anticipare alcune: il rilievo che il prof. Rabitti muove all’operato dell’Arpat in merito ai prelievi e misurazioni degli idrocarburi (IPA), che misurati in uscita dall’impianto di incenerimento, prima che subiscano la diluizione provenienti dalle vasche di raccolta delle acque piovane (diap.14), fanno registrare gli stessi valori, al limite di legge, di quelli registrati dopo la sicura diluizione subita. Poi il fatto che l’ARPAT di Grosseto , contraddicendo le stesse direttive nazionali di APAT, sostenga che i valori limiti di legge per la bonifica dei terreni non costituiscono obbligo di legge per i sedimenti del Canale Solmine.

Alla prossima puntata…

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista GR, ReteambienteGr