Comunicato stampa in risposta alla CNA di Grosseto.

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Quanto scrive la CNA di Grosseto sulle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato non può passare inosservato. Si sostiene che l’inceneritore di Scarlino non avrebbe mai superato le emissioni consentite e che pertanto tutto il resto, leggi e sentenze comprese non contano. La CNA chiede, imitando l’ex Presidente del Consiglio, che la Politica ribalti le sentenze e che le leggi, a tutela della salute pubblica, non siano rispettate perché metterebbero in pericolo posti di lavoro. Con questo metro, nel Sud Italia, si giustificano le azioni illegali di mafia e camorra pur di garantire l’occupazione generata nella gestione dei rifiuti tossici interrati nel casertano o nel siracusano.
Ciò che sostiene CNA, oltre a non corrispondere ai dati ufficiali (e lo vedremo), è simile all’arrogante pretesa di alcuni automobilisti che, alla guida di auto in regola con i propri gas di scarico, pretendono di circolare nelle città, anche quando ci siano ordinanze di divieto di circolazione, a causa del superamento dei limiti di legge per inquinanti mortali alla vita dei cittadini. E’ vero che le cause di quell’inquinamento nelle città sono molte e diverse, e che quel singolo arrogante automobilista ha solo una piccola parte di responsabilità, ma quando l’ambiente non è in grado di smaltire le quantità assolute di veleni versati, nessuno ha il diritto di aggiungerne altri.
Questa è la situazione oggi presente nella piana di Scarlino e Follonica, dove le concentrazioni di molte sostanze cancerogene sono su terreni, sedimenti ed acque molte volte superiori ai limiti di legge.
Questo dicono i dati ufficiali, che CNA omette di citare.
Questo è il motivo per cui la Legge ha imposto di avviare le Bonifiche e vietato di poter aggiungere altre dosi di veleno, anche se singolarmente a norma.
Questo è ciò che inchioda alle loro responsabilità il Sindaco di Scarlino, il Presidente della Provincia e della Regione Toscana, che prima hanno consentito l’inquinamento e omesso di realizzare efficaci bonifiche (vedi l’adesione alla teoria dimostratasi falsa della naturalità dell’Arsenico), e poi vorrebbero autorizzare l’emissione di altri inquinanti tossici.
Altro che semplici vizi di forma indicati dalle sentenze! Sentenze di cui il CNA ignora, o finge di ignorare, i motivi ben evidenziati e circostanziati.
Ignoranza manifesta anche sull’altro aspetto, quello del superamento dei limiti nelle emissioni. Vorremmo ricordare a CNA, e ai cittadini, che i controlli sono eseguiti dalla stessa Scarlino Energia, oppure su preavviso da parte dell’Arpat, che né diossine, né furani, né nano-particelle sono monitorate in continuo. Già nel 2006, in fase d’incenerimento di biomasse, la Scarlino Energia aveva documentato di scaricare in mare attraverso il Canale Solmine, nel rispetto delle singole concentrazioni limite, 29.6 Kg/anno di Arsenico. Ben oltre i valori soglia, fissati nello stesso documento, a 5 kg/anno. Quindi, accanto alla concentrazione singola, come per la singola automobile, si deve verificare se l’ambiente è capace di smaltire le quantità assolute e, poiché nel canale Solmine viene versata una quantità enorme di acqua usata per l’abbattimento polveri e varie depurazioni, pari a 19 miliardi di litri/anno, le concentrazioni singole possono essere anche a norma, ma la legge pretende di verificare se le quantità assolute sono sostenibili e smaltibili! Ed è per questo che l’Arpat registra l’accumulo fuori norma di molti cancerogeni nei sedimenti.
Stanno avvelenando l’ambiente, la nostra salute e la nostra economia ed anche noi vorremmo perciò “ringraziare” il CNA per la (in)sensibilità dimostrata verso tutti noi.

Emblema di senso civico e di servizio pubblico

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Il quotidiano on line 0564news del 20-01-2012 ha realizzato un articolo sulla conferenza stampa di giovedì 19 gennaio al Casello Idraulico di Follonica dedicata al caso dell’inceneritore di Scarlino.

“Roberto Barocci emblema di senso civico e di servizio pubblico che ispira anche il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino e che sentiamo di ringraziare”. Queste le parole dette dal presidente Mario Monciatti, approvate a vista dall’avvocato Franco Zuccaro, al termine dell’intervento del professore grossetano durante la conferenza di giovedì 19 gennaio al Casello Idraulico di Follonica.

Una conferenza congiunta Comitato del No, Forum Ambientalista Grosseto e ReteambienteGr durante la quale sono state discusse le sentenze del Tar Toscano e del Consiglio di Stato e presentati i documenti relativi alla disastrosa, pericolosissima e intollerabile situazione intorno all’inceneritore scarlinese.

In questo primo servizio 0566news e 0564 news danno conto dell’intervento di Barocci (che ci è stato fornito per scritto) durante la riunione di Follonica alla quale erano presenti, tra gli altri, anche De Luca del PD, Luigi Costagli del PDL, Alberto Aloisi del PSI,  Paolo Buti dell’Arci, Renzo Fedi della Col diretti.

L’articolo prosegue con il testo già reso pubblico qui.

Ladri di salute e di lavoro

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Sia in occasione della prima autorizzazione in sede di VIA, rilasciata dalla Giunta Scheggi nel 2008 a Scarlino Energia Srl, sia poi in occasione del riesame farsa e delle autorizzazioni rilasciate dalla Giunta Marras nel 2010, presentammo alcune Osservazioni (diap.2-3-4-5-6) per conto del Comitato per il No e del Forum Ambientalista in merito alla violazione di legge per gli scarichi di metalli tossici nel Canale Solmine, già inquinato e inserito nei Piani regionali e provinciali di bonifica. La legge vieta che si possa scaricare ulteriori sostanze pericolose, anche se da impianti a norma, in un sito oggetto di bonifica (diap.9).

La risposta di Scarlino Energia srl, che per legge avrebbe dovuto rispondere in modo adeguato alle Osservazioni presentate, è stata di una arroganza sconcertante. Infatti scrisse che gli scarichi dell’impianto “non sarebbero attinenti al progetto in esame”(diap,7).

La Provincia di Grosseto, violando la legge (!), non chiese spiegazioni, finse di non sapere (dirigenti al tempo erano l’arch. Gracili e poi il dott. Sammurri) e prescrisse il monitoraggio a posteriori, anziché preventivo alle autorizzazioni per verificare la sostenibilità del nuovo impatto. Il TAR toscano ci ha dato ragione e ha censurato l’operato illegittimo della Provincia di Grosseto.

Il risultato del monitoraggio a posteriori, realizzato nell’ottobre 2010 da Arpat sui sedimenti del Canale Solmine, fa registrare molti superamenti dei limiti di legge (diap.8). Per i metalli tossici e cancerogeni il numero di volte superiore alla legge è rispettivamente: 25 per Arsenico; 10 per Piombo; 7,3 per Zinco; 2 per Cadmio; 1,9 per Mercurio; 1,35 per Rame 1,3 per Cromo.

Nonostante che Comuni, Provincia e Regione Toscana abbiano ricevuto questi dati, la legalità sembra non essere più un valore perseguito, neppure quando si tratta di intervenire per eliminare dall’ambiente potenti cancerogeni. Infatti le Conclusioni scritte e inoltrate dall’Arpat di Grosseto non lasciano dubbi, parlando di seria contaminazione (diap.10).

Il monitoraggio viene ripetuto nel 2011 e la novità, che viene riconfermata, è la presenza significativa anche di cancerogeni organici, quali DIOSSINE, PCB ed IPA, oltre la presenza fuori norma dei metalli tossici visti sopra (diap.11).

Oltre alla bonifica, finora omessa, s’impone anche l’eliminazione degli ulteriori scarichi inquinanti, ma qui le opinioni sono nettamente divergenti.

Mentre il prof. Paolo Rabitti spiega nelle 23 pagine della sua Relazione al Consiglio di Stato che le Diossine possono essere di diversa origine, ma che la prevalenza di una particolare specie di Diossina, misurata e trovata a valle dell’inceneritore, può essere stata prodotta solo bruciando rifiuti solidi urbani (diap.12), l’Arpat non compie questa stessa valutazione, rimandando a indefinite emissioni storiche (questa volta non c’entrano gli etruschi…) indicando però la provenienza dall’impianto di combustione delle piriti (diap.13).

Questa volta l’Arpat, come fece negli anni ’90 per l’eccesso di Arsenico trovato nella piana di Scarlino, non può invocare la naturalità, poi smentita da tutti. Ma le fonti bibliografiche citate dal prof. Rabitti a conferma dell’origine da rifiuti urbani e la vaghezza delle spiegazioni dell’Arpat hanno convinto il Consiglio di Stato, che di fatto ha definito “ non inequivoche” le tesi Arpat e “plausibili” quelle sostenute da Rabitti.

Ma un’altra pagina sconcertante, da chiarire in un secondo tempo, è data dalle numerose e clamorose contraddizioni di ARPAT. Ne vogliamo solo anticipare alcune: il rilievo che il prof. Rabitti muove all’operato dell’Arpat in merito ai prelievi e misurazioni degli idrocarburi (IPA), che misurati in uscita dall’impianto di incenerimento, prima che subiscano la diluizione provenienti dalle vasche di raccolta delle acque piovane (diap.14), fanno registrare gli stessi valori, al limite di legge, di quelli registrati dopo la sicura diluizione subita. Poi il fatto che l’ARPAT di Grosseto , contraddicendo le stesse direttive nazionali di APAT, sostenga che i valori limiti di legge per la bonifica dei terreni non costituiscono obbligo di legge per i sedimenti del Canale Solmine.

Alla prossima puntata…

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista GR, ReteambienteGr

Nuove ennesime indagini sull’acqua

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Dopo l’ex sindaco di Massa Marittima, Luca Sani, l’ex assessore Sammuri, l’ex presidente Scheggi, Annarita Bramerini ex assessore provinciale all’ambiente ed attuale assessore regionale riportiamo un articolo in cui l’assessore provinciale all’ambiente, Patrizia Siveri, cerca di tranquillizzare la cittadinanza:

«Miniere, è scontro sulla bonifica»

I dati confortanti dell’assessore contestati duramente dai comitati

articolo del 10 Ottobre 2010 pubblicato nelle pagine della cronaca di Grosseto

Studi sulle falde idriche di Scarlino

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Le diapositive che trovate in “Studi sulle falde idriche di Scarlino” (power point da 38 Mb) testimoniano una condizione che le pubbliche amministrazioni, Comune, Provincia e Regione Toscana non hanno voluto accertare.

I dati ed i testi delle diapositive  sono state tratte dai seguenti documenti pubblici:

  1. Studio Tanelli dell’Università di Firenze- anno 2005, commissionato da Arpat e Regione Toscana;
  2. Studio Tiezzi dell’Università di Siena- anno 2002, commissionato da Comune di Scarlino e Provincia di Grosseto;
  3. Studio Arpat di Grosseto- anno 2001;
  4. Studi per la caratterizzazione delle bonifiche, anni 1997-1999,commissionati da ENI e presentati al Comune di Scarlino.

Questi documenti testimoniano una condizione che le pubbliche amministrazioni, Comune, Provincia e Regione Toscana non hanno voluto accertare.

In particolare testimoniano:

  • l’esistenza di una falda superficiale fortemente inquinata da attività industriali, che nella stagione umida porta il suo livello superiore a contatto con la superficie dei terreni agricoli. L’area della falda inquinata non è stata mai delimitata in nessuno dei vari Progetti definitivi di bonifica, approvati dagli Enti locali, in violazione della legge;
  • il reticolo idraulico di superficie distribuisce nella stagione umida l’arsenico disciolto nella falda superficiale in tutta la parte di terreno racchiusa dalle due barriere idrauliche, sopraelevate rispetto al piano di campagna e realizzate in epoche molto recenti: il Canale allacciante a destra e l’alveo del Pecora e canale di scarico Solmine a sinistra. Le due suddette barriere idrauliche contengono l’inquinamento al loro interno;
  • all’esterno delle due barriere idrauliche non c’è traccia di inquinamento sia nei terreni, sia nelle falde idriche, smentendo ogni ipotesi di naturalità del fenomeno, qualora non bastasse l’evento unico sulla terra di Arsenico che sarebbe andato a Scarlino in soluzione acquosa in assenza di alte temperature;
  • la falda inquinata superficiale finisce in mare a pochi metri dalla costa o nell’area umida protetta a ridosso della costa;
  • sono accertati depositi di pirite non rimossi e collocati anche fuori dei confini delle varie proprietà e altre fonti inquinanti non rimosse. A tutt’oggi tutte le fonti inquinanti della zona (depositi di ceneri di pirite interrate) non sono state ancora individuate;
  • le prescrizioni date dalla Provincia di Grosseto in sede VIA rimandano alle procedure di bonifica approvate dal Comune di Scarlino e dalla stessa Provincia, le quali, a loro volta, rimandano la bonifica delle falde idriche al 2020!

Anche la Magistratura esprime forti dubbi sull’operato degli Enti locali come riporta Il Tirreno del 5 Novembre 2009 (vedi anche la versione pdf gip-archivia-ma.pdf 250 Kb)