Neoliberisti e gestione del COVID-19

Standard

Stiamo assistendo ad una vergognosa campagna mediatica che alimenta uno scontro tra poveri, tra chi sostiene le vaccinazioni e chi si oppone all’obbligo vaccinale, in cui vengono accuratamente esclusi le lobby farmaceutiche, le grandi banche e i fondi d’investimento americani, che dopo le bolle speculative sulla casa e sulla tecnologia, hanno bisogno di altre occasioni capaci di distribuire interessi annui a due cifre. In questo scontro, alimentato come al solito dai gruppi fascisti che si sono subito mobilitati per cavalcarlo, il Governo tutti i giorni sta additando i non vaccinati come untori e responsabili delle chiusure delle attività commerciali, quando i vaccinati sono ormai al 90% della popolazione italiana e siamo chiamati a fare il terzo vaccino. L’ho fatto l’altro ieri, ma sappiamo che poi ci sarà il quarto, il quinto ecc. con le sicure varianti che arrivano dal terzo mondo…

Perché il Governo Draghi non applica una legge dello Stato italiano che consente per pubblica utilità di sottrarre alle lobby farmaceutiche private la possibilità di produrre i vaccini, reintegrandoli con un giusto indennizzo pari agli investimenti da loro sostenuti, ma investendo risorse pubbliche nella loro riproduzione in quantità molto elevate per cederli anche ai paesi poveri?

Se è certo che ci saranno costantemente nuove varianti fintanto che questi virus possono vivere negli organismi umani, perché non si organizza una distribuzione dei vaccini anche ai paesi poveri?

Leggo oggi sul sito di Medicina Democratica (https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=12600) che alcune prestigiose personalità italiane, Vittorio Agnoletto,  coordinatore del Comitato italiano della campagna europea “Right2cure No Profit on Pandemic”, sostenuta anche dal prof. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, da don Luigi Ciotti, da Moni Ovadia… chiedono al governo italiano di assumere ufficialmente e pubblicamente posizione in favore della sospensione dei brevetti.

Si dice che Mario Draghi abbia un ruolo molto autorevole presso l’Unione Europea e allora perché consente che non si risponda all’appello lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sottoscritto da tanti governi di paesi poveri, che chiedono di ricevere i vaccini anti Covid a costi per loro accessibili?

Il “cazzaro” leghista di turno, direbbe che la legislazione sugli espropri è una invenzione dei bolscevichi e forse lo pensa alla stessa maniera tutta questa maggioranza che sostiene Draghi, tant’è che nessuno in Parlamento propone di usarla. Invece l’esproprio fu introdotto dai liberali del secolo scorso, con la legge 25 giugno 1865, n. 2359, quando essere liberali non significava solo tutelare gli interessi di lobby affaristiche private, come fanno oggi i neoliberisti, ma anche avere il senso dello Stato e porre l’interesse della collettività in posizione predominante sull’interesse del singolo, contrastando i monopoli privati nella produzione dei beni e servizi di interesse pubblico. La stessa scelta ha fatto la nostra Costituzione repubblicana.

Viceversa oggi assistiamo al Governo Draghi che accentua la privatizzazione del servizio idrico (https://www.acquabenecomune.org/piemonte-iniziative/4186-stralcio-dell-art-6-dal-disegno-di-legge-del-governo-sulla-concorrenza-i-primi-tre-passi-in-provincia-di-torino ) e a noi comunisti tocca di rammentare che il senso dello Stato era maggiore persino nel periodo fascista, quando decisero di realizzare l’Acquedotto del Fiora, oggi lasciato ad un monopolista privato.

Lo stesso stanno facendo con la ricerca scientifica e la sanità.

Avvisi di Garanzia per i gestori dei gessi rossi

Standard

La Procura Distrettuale Antimafia di Firenze, tramite il comando Carabinieri del NOE, ha dato la notizia dell’avvio di un procedimento penale a carico di cinque gestori dei “gessi rossi”.

Il nuovo procedimento è stato deciso dopo due antefatti, che è necessario ricordare:

1- nella primavera scorsa la Commissione Parlamentare d’inchiesta sui reati connessi al ciclo rifiuti ha pubblicato una Relazione conclusiva con cui ha segnalato gravi e illegali scelte della Regione Toscana e di ARPAT, con le quali è stato consentito alla multinazionale Venator-Tioxide di Scarlino di ridurre i suoi costi, usando i suoi rifiuti “gessi rossi” per un ripristino ambientale di una cava, inquinando falde e terreni;

2- nel luglio/agosto scorso l’ARPAT ha pubblicato una nuova valutazione sui gessi rossi a sostegno delle scelte fatte dalla Regione, negando ogni forma di inquinamento.

Qui c’è la notizia fornita dal NOE il 22 ottobre scorso e successivamente pubblicata sui quotidiani della provincia:
https://www.comune.follonica.gr.it/rassegna_stampa/stampa_testo_articolo.php?id_com=147079

Lo stesso giorno della notizia data alla stampa sull’indagine della DDA di Firenze ho scritto questa valutazione, tutta politica, pubblicata dai quotidiani on line, poi dai quotidiani cartacei, a cui nessuno ha risposto:

https://www.maremmanews.it/index.php/ambiente/96204-sui-gessi-rossi-interviene-barocci-forum-ambientalista-grosseto

Il giorno successivo, ho dato alcune informazioni tecniche pubblicate qui:

https://www.comune.follonica.gr.it/rassegna_stampa/stampa_testo_articolo.php?id_com=147065

Anche a quest’ultimo articolo, a distanza di quasi un mese, non ci sono state risposte.

La sostenibilità ambientale secondo la Giunta Regionale Toscana ed Arpat: i gessi rossi, come le batterie al piombo, le ceneri di pirite…

Standard

In primo luogo registriamo una pratica ripetuta più volte in provincia: smaltire rifiuti inquinanti in siti dove si era già registrata una anomalia geochimica con valori fuori norma degli stessi inquinanti rilasciati dai rifiuti. Piove sul bagnato, si diceva una volta.

E’ successo a Fenice Capanne, dove l’ENI ha scelto di smaltire le batterie al Piombo delle auto, raccolte da Eni Ambiente a Paderno Dugnano (Mi), in un sito minerario delle Colline Metallifere, già caratterizzato da valori anomali per lo stesso metallo, fino a quando gli operai furono ricoverati con valori nocivi di Piombo nel sangue. Poi è successo per le ceneri di pirite, fuori norma per le cessioni di Arsenico, smaltite da ENI nella miniera di Campiano, dove si era registrata una anomalia per lo stesso metallo, fino a quando la Merse fu gravemente avvelenata. E’ successo sulla piana di Scarlino, dove secondo ENI ed Arpat l’Arsenico sarebbe stato “ubiquitario”, ma nei Verbali delle riunioni tecniche, sequestrati dalla Magistratura grossetana, abbiamo letto e reso pubblici1 i suggerimenti dei dirigenti Arpat: collocare le ceneri di piriti dove era stata già segnalata la presenza eccessiva di Arsenico. Ora lo stesso scenario si ripete a Montioni per i gessi rossi.

Assieme alle deroghe “ad aziendam” (per Solfati, Cloruri, Vanadio e Cromo, deroghe valide per chi cede i gessi rossi, ma non per chi li deposita nei suoi terreni), autorizzare lo smaltimento di rifiuti capaci di inquinare in siti di anomalia geochimica, per cui è più difficile risalire alla causa dell’inquinamento, è una manifestazione di come le Giunte regionali toscane intendono la “sostenibilità ambientale”.

In secondo luogo registriamo che il quadro analitico delle caratteristiche chimiche dei gessi rossi, riportato da Arpat ,è gravemente parziale non avendo riportato i valori delle concentrazioni di Manganese, che tali rifiuti sono capaci di rilasciare alle acque percolanti, e i relativi limiti di legge.

La Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) nelle acque sotterranee per il Manganese, superata la quale si ha l’obbligo di avviare i lavori di bonifica e rimuovere le fonti inquinanti, fissata dalle norme2 è di 50 µgr/litro, mentre il valore medio delle concentrazioni rilasciate dai gessi rossi nelle analisi Arpat dei sei rapporti3 prodotti dal 2008 al 2010. è pari a 8.467 µgr/litro, cioè circa 170 volte i limiti di legge.

Questa parzialità è molto strana poiché è documentato da anni negli studi prodotti da tutti gli Enti Locali, studi che hanno costretto prima la Tioxide poi la Venator agli obblighi di bonifica delle falde idriche nella piana di Scarlino e Follonica, che il tracciante tipico del gesso rosso è proprio il Manganese. Lo testimonia per primo lo studio del 2011 di A. Biondi e A. Donati, dell’Università di Siena, commissionati dal Comune di Scarlino e Provincia di Grosseto, dal titolo: “Studio4 dei traccianti della contaminazione delle acque di falda della Piana di Scarlino”,che ha valutato le correlazioni tra i traccianti del gesso rosso, tra cui il Manganese, il Solfato e il Ferro, trovati in falda con valori di concentrazione decine e centinaia di volte oltre i limiti di legge, illustrando nelle pagine 32-36 del suddetto Studio una correlazione statistica significativa tra Manganese e Solfati. D’altra parte le massime concentrazioni di Manganese e Solfati sono collocate attorno alle discariche dei gessi rossi e agli impianti ex Tioxide, ben illustrate dalla planimetria prodotta a pagina 46 dello Studio5 Donati e Biondi che di seguito si riporta:

Questa realtà ha consentito a tutti gli ENTI LOCALI, di concludere che la provenienza in falda del Manganese fuori norma, tracciante dai gessi rossi, è appunto dai bacini di stoccaggio e decantazione dei gessi Tioxide.

Successivamente anche gli Studi del 2013 e 2015 della Soc. Ambiente6, anch’essi commissionati da Comune di Scarlino e Provincia di Grosseto, dal titolo “Progettazione operativa unitaria della bonifica delle acque di falda della piana di Scarlino” alla base degli attuali obblighi di bonifica a carico della Venator, richiama esplicitamente nel paragrafo 17 il Manganese quale tracciante dei gessi rossi nella contaminazione delle falde.

Si riporta la planimetria della Tavola 4h dove si evidenziano le concentrazioni misurate nella Piana di Follonica/Scarlino, prodotta dal suddetto Studio Ambiente per segnalare che la norma (fino a 50 ppb) è di colore bianco e l’area più intensamente colorata di blu (fino a 9.000 ppb) è 180 volte superiore al limite di legge.

Si tenga presente che è accertato7 che l’esposizione ad alte concentrazioni di Manganese attraverso l’acqua potabile può influire negativamente sullo sviluppo intellettivo dei bambini:

NOTE:

1 – Verbali redatti dalla dott.ssa Pittaluga, della Regione Toscana, conservati nel fascicolo del Procedimento Penale n°01/3325 del 2001 presso la Procura della Repubblica di Grosseto, pubblicati in “Arsenico e scellerati progetti” Ed. Strade Bianche di Stampa alternativa, pagine 36-41.

2 – Secondo la Tabella 2 dell’Allegato 5 al titolo V Parte IV del D.Lgl. 152/2006.

3 – Rapporti ARPAT n°ro 146 del 16/01/08, n°ro 4518 del 17/09/08, n°ro 938 del 27/03/09, n°ro 4475 del 14/10/09, n°ro 1711 del 12/08/10, n°ro 1712 del 12/08/1.

4 – Tale Studio è stato fornito alla Commissione Parlamentare dal Forum Ambientalista e ripresentato in pubblico in Comune di Gavorrano da Barocci Roberto in occasione del Dibattito Pubblico sui gessi rossi. Vedi l’intervento:

https://docplayer.it/57108392-Quaderno-degli-attori-proposto-da-roberto-barocci.html

5 – Qualora aveste bisogno dello Studio intero, chiedetemelo che posso fornirvelo in formato pdf.

6 – Si scarica interamente da:

https://docplayer.it/58349373-Comune-di-scarlino-provincia-di-grosseto-settore-4-lavori-pubblici-e-politiche-ambientali.html

7– Vedi:

https://smv.unipr.it/sites/st29/files/allegatiparagrafo/20-01-2014/annali2002.pdf

prima Sentenza in nome del popolo italiano…

Standard

La Sentenza del Consiglio di Stato n°505/2019 ci ha dato ragione: l’inceneritore di Scarlino non è a norma e sono state annullate per la quinta volta le autorizzazioni al suo funzionamento, a dimostrazione della legalità praticata dalla Giunta regionale del presidente Rossi L’arroganza della Giunta regionale di Rossi è stata ridimensionata e me ne sono rallegrato:

Ma questa volta nella Sentenza ci sono novità importanti. Nella Sentenza del Consiglio di Stato è scritto nel punto 12.3 di pagina 11, con il quale si accoglie il secondo motivo di appello, che esso è: “concernente il mancato rispetto delle prescrizioni previste dall’art.8 del D.Lgs. n.133 del 2005 per la riduzione delle emissioni nell’aria delle sostanze inquinanti prodotte nel corso del procedimento di incenerimento”. Tale articolo, confermato successivamente dall’art.237-octies, comma 3 e 4 del D.lgs. 152/2006 e dall’art. 15 del D.lgs. 46/2014 è stato inutilmente richiamato in tutti i nostri scritti alla Regione dal 2015 ad oggi.

E’ una norma importante, introdotta dal Parlamento italiano al fine di distruggere le cancerogene Diossine, che si formano nelle camere di combustione dei rifiuti. Prescrive le condizioni progettuali dei forni degli inceneritori di rifiuti, condizioni progettuali facilmente verificabili, purché lo si voglia, sia dalla struttura regionale procedente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, sia dall’Ente di controllo ARPAT, in quanto comportano dimensioni, forme e aspetti fisici facilmente misurabili nei progetti dell’impianto. Ma ciò che altri Magistrati dovranno accertare è se tale norma è stata rispettata dal 2005 ad oggi, quando l’inceneritore ha smaltito i rifiuti. Come ha scritto l’Istituto di Ricerca sula Combustione del CNR, l’ente pubblico più prestigioso in materia esistente in Italia, per rispettare tale norma l’altezza dei forni della Scarlino Energia dovrebbe essere raddoppiata, l’uscita fumi portata nell’estremità superiore del forno e dimezzata la potenza. A noi non risulta che le dimensioni di quei forni siano state adeguate dal 2005 ad oggi e nessun ricatto occupazionale può modificare queste condizioni fisiche dei forni. Pertanto penso che ne dovranno arrivare altre, di Sentenze, anche più pesanti per il signor Periccioli, che se la prende con i Magistrati:Mi ricorda un altro Presidente…ma aspettiamo altri atti compiuti “in nome del popolo italiano”.

Roberto Barocci, Forum Ambientalista