Sullo Studio InVETTA: confermati nel 2021 quanto già si sapeva nel 2010

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L’Agenzia regionale di sanità (Ars), che, in riferimento allo studio epidemiologico del Cnr/ 2010, con il suo direttore dott. Cipriani (1) aveva valutato che: “In estrema sintesi … gli indizi e le
prove raccolti evidenziano un quadro epidemiologico nell’area geotermica rassicurante perché simile a quello dei comuni limitrofi non geotermici ed a quello regionale”,
ha aggiornato i dati sugli eccessi di mortalità registrati in Amiata.


Eccone alcuni: i tumori negli uomini passano dal + 21% nel decennio 2000-2009, dato che tanto rassicurava il dott. Cipriani, al + 12% dell’ultimo decennio 2008-2017, come si evince dal seguente grafico molto eloquente, dove il valore atteso (100) è quello dei comuni limitrofi collocati nel raggio di 50 Km dall’Amiata:
Con nostra sorpresa, sempre in riferimento allo studio del 2010 del Cnr, l’Ars 2 oggi
scrive: “Da questa analisi emerse un quadro piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori
epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità …”. Meglio tardi che mai, anche se l’errore
del 2010 è stato utile all’Enel per superare la Via (Valutazione di impatto ambientale) su
Bagnore 4.
1
Do$. Cipriani, pagina 25 dello “Studio in sintesi” del 2010. Si scarica da: h$ps://www.ars.toscana.it/files/
aree_intervento/ambiente/geotermia/studio_geotermia/2010_proge$o_geotermia_in_sintesi.pdf
2
h$ps://www.ars.toscana.it/2-arGcoli/4707-geotermia-e-salute-in-toscana-presentato-il-rapporto-2021-di-
ars.html#
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E questa volta si è iniziato ad individuare una delle possibili concause di questi eccessi.
Infatti, nello Studio InVETTA, a proposito dei risultati registrati in uno studio parallelo a
quello già presentato, riportato nel capitolo 4 del Volume 1, pagine 147-170 dal titolo “Effetti
cronici dell’esposizione all’arsenico nelle acque potabili: Studio di coorte residenziale nell’area
del Monte Amiata”, si riportano dati impressionanti.
Si tratta di uno Studio su tutti i residenti, che per almeno 15 anni hanno vissuto nei
comuni di Piancastagnaio, Abbadia San Salvatore, Arcidosso, Santa Fiora e Castel del Piano,
indagati dal 1 gennaio 1998 al 31 dicembre 2019. La coorte di residenti in studio è costituita da
30.910 persone, 14.970 uomini e 15.940 donne, con una accurata ricostruzione della loro storia
clinica individuale, della loro storia residenziale e della storia di esposizione alle acque potabili
arseniose, ingerite nel periodo 2005-2010 (periodo delle deroghe ai limiti di legge ottenute
dall’Acquedotto del Fiora, di cui parleremo di seguito).
I risultati sono stati discussi in funzione di tre livelli di esposizione, ovvero in
funzione dei livelli medi delle concentrazioni di Arsenico nelle acque potabili, se inferiore a
5 μg/l, tra i 5 e 10 μg/l e se superiori a 10 μg/l (limite di legge dal 2001).
Trascrivo quanto si legge nel paragrafo 4.4 del Volume 1, eliminando per migliore
comprensione i contenuti tra parentesi:
“RISULTATI … La Tabella 4.5 mostra i risultati delle analisi di associazione tra le
concentrazioni di arsenico nelle acque potabili maggiore a 10 μg/l e gli esiti di mortalità e
ricovero, rispetto alla classe di riferimento minore a 10 μg/l … Si evidenzia un eccesso di
rischio di mortalità per cause naturali del +7%, associato ad una esposizione ad arsenico
maggiore a 10 μg/l, più alto nelle donne +10%, che negli uomini +4%. Anche la mortalità per
tumori maligni risulta in eccesso, ma solo nella popolazione femminile +14% … In analogia
con il dato della mortalità, anche i ricoveri per tumori maligni sono risultati in eccesso negli
esposti: +10%, maggiore nelle donne +19%. Sempre nelle donne l’eccesso è presente anche
per i ricoveri per tumore del polmone +85%, e per tumore della mammella +23% …
In Tabella 4.6 sono mostrati i risultati delle analisi relative alle associazioni tra esiti di
mortalità ed esposizione a valori di arsenico nelle acque potabili al di sotto di 10 μg/l … Si
conferma il dato sull’eccesso di mortalità per cause naturali per la classe a maggiore
esposizione maggiore a 10 μg/l con un incremento di rischio pari al +13% nella popolazione
totale e al +17% nelle donne. Sempre nelle donne si osserva un eccesso di rischio nella classe
5-10 μg/l del +29% riferito alla mortalità per malattie cardiovascolari …
Nello studio amiatino per alcune patologie emergono dei segnali di associazione anche
con l’esposizione a livelli di arsenico molto bassi, 5-10 μg/l, ovvero valori al di sotto
dell’attuale limite normativo”.
Quanto sopra è confermato anche dai dati di correlazione dello studio InVETTA. Nel
paragrafo 10.3.2 del Volume 2 si legge:
“I dati presentati in questo Rapporto mostrano come, tra i vari indicatori di esposizione
ambientale analizzati, l’esposizione cronica a concentrazioni crescenti di arsenico nelle acque
potabili sia risultata associata con alcuni problemi di salute della popolazione amiatina. Sia
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per la salute respiratoria che per le patologie cardiovascolari i risultati di InVETTA sono
coerenti con quelli dello studio di coorte residenziale (capitolo 4 del Volume 1) e con quelli già
presenti in letteratura, che evidenziano un aumento di rischio di malattie respiratorie e
cardiovascolari all’aumentare dei livelli di arsenico misurati nelle acque potabili. Inoltre,
l’esposizione ad arsenico nelle acque potabili mostra una relazione anche con un aumento di
rischio di tumori …
Negli ultimi anni sta crescendo sempre più la preoccupazione che anche moderati o
bassi livelli di arsenico nelle acque potabili, anche inferiori agli attuali limiti normativi (10
μg/l), possano indurre esiti dannosi sulla salute umana”.
Quando segnalammo sulla stampa la necessità di ridurre il contenuto di Arsenico sulla
base anche di valutazioni 3 dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), che nel 2011
auspicava un ulteriore abbassamento dei limiti da 10 a valori tra lo 0 e i 5 μg/l, come obiettivo
realistico, risposero 4 sia il presidente dell’Acquedotto del Fiora, Claudio Ceroni, dicendo che
era una “fantasia dei cialtroni”, sia l’on. Claudio Franci, in qualità di sindaco, dicendo che “ci
tuteleremo in sede giudiziaria”.
Non si comprende per quale motivo i risultati di questo studio di coorte non siano stati
pubblicati prima. Tanto più che nel 2012 è uscito per la provincia confinante di Viterbo lo studio
di coorte sulla mortalità nel periodo 1990-2010 della popolazione residente con risultati
allarmanti 5 : “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla
contaminazione da arsenico nelle acque potabili” a cura del Dipartimento Epidemiologia del
Servizio sanitario della Regione Lazio.
Poiché gli autori dello Studio InVETTA ritengono che le deroghe ai limiti di legge di
Arsenico nell’acqua potabile, richieste dall’Acquedotto del Fiora e autorizzate dalla Regione
Toscana, siano state necessarie per far fronte alle caratteristiche geologiche del territorio e allo
stesso tempo ritengono che le notevoli emissioni di Arsenico dalle centrali geotermiche in
Amiata non abbiano alcuna influenza sui contenuti di Arsenico nell’acqua potabile, è opportuno
rammentare che le emissioni non spariscono nel nulla ed è necessario ricostruire il contesto
tecnico/scientifico e le responsabilità istituzionali, che hanno favorito il fenomeno della crescita
della presenza di Arsenico nelle acque potabili.
In sintesi:
A) Negli anni ‘90 gli amministratori regionali e locali, sostenuti dai dirigenti Arpat,
consentono ad Eni di diffondere nel territorio grandi quantità di Arsenico. È stato consentito ad
Eni di sottrarsi alla legislazione vigente sullo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi e sulle
bonifiche, autorizzandola al riuso di rifiuti, tossici e nocivi per il loro contenuto di Arsenico, nei
rilevati stradali e nelle ripiene minerarie ed escludendo dalle bonifiche aree già inserite nei Piani
di bonifica sull’ipotesi della naturalità della presenza di anomalie di Arsenico.
3 Si veda: h$ps://www.who.int/water_sanitaGon_health/dwq/chemicals/arsenic.pdf?ua=1
4 Il Tirreno, cronaca di Grosseto del 18 dicembre 2012 e del 20 maggio 2012
5 Il “Rapporto Arsenico 2012” sul Viterbese si scarica da: h$ps://www.deplazio.net/it/arsenico-nelle-acque
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B) Negli anni 2001/2002 l’Arpat e il Dipartimento Scienze della Terra dell’Università La
Sapienza di Roma fanno ricerche sulle acque naturali della Toscana Meridionale e sostengono
che le anomalie riscontrate nelle concentrazioni elevate di Arsenico sono da attribuirsi a
processi naturali, ma arrivano a tale conclusione considerando acque naturali anche quelle in
uscita da siti già inseriti nel Piano di bonifica perché inquinate da attività umane.
L’Acquedotto del Fiora e la Regione Toscana utilizzano tali studi errati, in violazione dei
presupposti di legge, per ottenere dal 2003 al 2010 le deroghe previste dal D.L. 31/2001 sui
valori limiti di Arsenico nella acque potabili.
C) Le ipotesi sulla naturalità e sul carattere innocuo dei rifiuti prodotti da Eni, in realtà
tossici e nocivi, vengono smentite dalle verifiche promosse dalla magistratura e da studi
scientifici autorevoli ed indipendenti prodotti tra il 2002 e 2004. L’Eni, per evitare le condanne
in tribunale, inizia a compiere le prime bonifiche, ottenendo in un Accordo con Regione e
Provincia la rinuncia a qualunque iniziativa giuridica e l’Acquedotto del Fiora inizia dal 2005 a
realizzare i primi interventi sulla rete di distribuzione dell’acqua potabile.
D) La Regione Toscana dal 1999 ad oggi continua a non tutelare le aree di ricarica
delle falde idropotabili della Toscana, omettendo di applicare una norma ritenuta dal Parlamento
necessaria. Tale ritardo consente all’Enel di peggiorare le acque dell’Acquifero del Fiora con
elevate emissioni dai camini di Arsenico, che si deposita anche nelle trachiti del cono vulcanico,
area di ricarica dell’acquifero, non tutelato dalla Regione. L’Arpat smentisce se stessa e tutti gli
uffici pubblici sul registrato peggioramento della concentrazione di Arsenico sulle fonti
dell’acqua potabile del bacino del Fiora, rispetto ai dati prodotti nei primi anni 2000.
Pertanto, il fatto documentato dalla Regione Toscana 6 che le centrali geotermiche in
Amiata emettono in media 75,4 kg/anno di Arsenico, le quali nell’ipotesi che si depositino tutte
sulle trachiti del cono vulcanico dell’Amiata, notoriamente fessurate e permeabili, sarebbero in
grado di inquinare ogni anno 75 milioni di metri cubi di acqua, mentre la portata dell’Acquifero
dell’Amiata è stimata 7 da Arpat in 50 milioni di metri cubi all’anno, non può essere tralasciato
da coloro che sono stati incaricati di valutare le cause degli eccessi di mortalità certi e
drammatici, registrati dal 2010 in Amiata per la presenza di Arsenico nelle acque potabili.
Segue in appendice la documentazione analitica di quanto sopra affermato nei punti A), B), C) e
D).
Roberto Barocci
Forum Ambientalista Grosseto
6
Febbraio 2022
Regione Toscana, Deliberazione di Giunta n. 344 del 22 febbraio 2010, Tabella A.3 – Emissioni di As in Kg,
pubblicato sul Supplemento al BolleZno Ufficiale della Regione Toscana n. 13 del 31 marzo 2010, pagina 67. È
scaricabile da: h$ps://gse.it/normaGva_site/GSE%20DocumenG%20normaGva/
TOSCANA_DGR_n344__22_3_2010_geotermia.pdf
7
Arpat, Alessandro BecaZ e Dario Giannerini 2007 “Analisi dei da5 rela5vi al monitoraggio 2002-2006”
pag. 4 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
APPENDICE
Punto A)
A1) L’Eni ha ereditato negli anni ’70 da Montedison e da Egam/Agip sia gli impianti
dell’area industriale di Scarlino/Follonica, sia le miniere di solfuri misti delle Colline
Metallifere e dell’Amiata in una fase di crisi produttiva ed occupazionale. Con tali impianti
l’Eni ha ereditato anche un’enorme quantità di rifiuti pericolosi derivati dalle lavorazioni dei
solfuri metallici, che non contenevano solo Zolfo, Ferro e Mercurio, ma, in concentrazioni
minori, anche Rame, Piombo, Arsenico, Antimonio, Tallio… L’entità delle suddette lavorazioni
hanno però assunto, negli ultimi decenni di esercizio, dimensioni impressionanti e le
concentrazioni di elementi “minori” sono diventate pericolose:

  • nella sola pianura di Scarlino dove nei forni della Montecatini si fondevano 770.000 t/
    anno di arsenopiriti; la deposizione di polveri arseniose dai camini ammontavano a diverse
    tonnellate/anno, inquinando terreni, falde e pozzi di acqua potabile, sia della zona industriale di
    Follonica che della intera piana di Scarlino;
  • nella sola miniera di Campiano – la più grande d’Europa con 35 km di gallerie
    camionabili interne – nell’arco degli ultimi 12 anni sono stati esplosi oltre 3 milioni di kg di
    tritolo. Negli stessi anni sono state estratte oltre 5,5 milioni di tonnellate di piriti e arsenopiriti;
  • nella miniera di Abbadia San Salvatore si fermano le attività nel 1997 dopo aver
    prodotto oltre 1,5 milioni di bombole di Mercurio, pari a circa 50.000 tonnellate di metallo
    estratto dal cinabro, scavato in gallerie estese su 19 livelli.
    A2) L’Eni ha ottenuto nel 1989 dalla Regione, sulla base di analisi condotte con metodi
    illegittimi, di depositare le ceneri di piriti nei rilevati stradali e nelle cavità della miniera di
    Campiano a Montieri, nonostante che fossero rifiuti tossici e nocivi per la cedibilità
    dell’Arsenico, con parere favorevole dei dirigenti Arpat 8 . L’assessore all’ambiente Moreno
    Periccioli, informato nel 1993 dagli uffici Usl di Piombino 9 del probabile inquinamento del
    fiume Merse, che riceveva le acque di quella miniera, ha consentito ugualmente ad Eni di
    chiuderla e abbandonare il sistema di drenaggio che la manteneva asciutta. Dopo alcuni anni le
    acque sono fuoriuscite ed hanno inquinato la Merse. L’Eni ha sostenuto che si è trattato di un
    fenomeno naturale.
    A3) L’Eni nel 2001 ha affermato in Consiglio provinciale che non intendeva compiere le
    bonifiche. Stesse affermazioni sono state scritte nelle sue memorie prodotte nella causa civile in
    svolgimento presso il Tribunale di Grosseto: non intendeva compiere le bonifiche della miniera
    di Campiano perché risultava essere l’ultima società intestataria della concessione e i fenomeni
    8
    Silvano Giannerini, in “Appun5” conservaG in una busta intestata alla do$.ssa Pi$aluga, verbalizzante delle
    riunioni del Comitato Tecnico Regionale L.R. 65/84, inGtolaG “Varie Solmine”, conservaG presso la Procura della
    Repubblica di Grosseto nel fascicolo relaGvo al Procedimento Penale n°1151/96.
    9
    Usl 25 e Usl 27. Nota prot. n°IV/A 25519/7.6 dell’11 o$obre 1993 alla Regione Toscana e all’assessore
    Periccioli. Richiesta parere tecnico Vs prot. IVA/19873 del 10 agosto 1993 – idenGficazione come MPS gessi chimici
    … con allegata Nota del 13 se$embre 1993 prot. n°11309/LP della Usl 25 – U.O Chimica e Fisica Ambientale a
    firma dell’analista Leonardo Piloncini
    pag. 5 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
    inquinanti erano iniziati “per cause naturali” molti decenni prima del suo arrivo. A Scarlino/
    Follonica ha ottenuto nel 1999 dalla Regione Toscana l’esclusione dagli oneri di bonifica sulla
    base della presunta “naturalità” di Arsenico nella piana alluvionale di Scarlino, teoria avallata
    da dirigenti Arpat 10 . Un altro errore incredibile, che non ha preso in considerazione sia le polveri
    in uscita dai camini e sia il deposito a piè di fabbrica (in via transitoria da decenni) di 1,5
    milioni di tonnellate di ceneri arseniose, sprofondate nella prima falda. La sindaca di Scarlino,
    Alduvinca Meozzi, ha creduto alla teoria dell’Eni e il Comune ha ricevuto aree inquinate da
    bonificare in permuta da Eni. Stesse permute – oneri di bonifica scaricati agli Enti locali in
    cambio di superfici in proprietà dell’Eni – sono state proposte proposte a Manciano e a Massa
    Marittima. Anche in Amiata sono andate in porto permute sulla bonifica del Siele, che hanno
    messo in ginocchio la Comunità Montana e, parzialmente, ad Abbadia S. Salvatore.
    Punto B)
    B1) Nel 2001 con il D.L. n. 31, in ritardo sulle indicazioni dell’Oms del 1993 e
    coerentemente ad una Direttiva CE del 1998, è stato abbassato da 50 a 10 microgrammi/litro
    (μgr/l), il contenuto massimo di Arsenico nell’acqua potabile ed è stata concessa ai gestori del
    Servizio idrico una prima proroga (art. 15) di due anni per consentire gli interventi a rispetto di
    tali limiti. La legge ha inoltre previsto la possibilità per le Regioni di ottenere dal Ministero
    della Sanità ulteriori deroghe, purché tali deroghe non costituiscano “potenziale pericolo per la
    salute umana” e il rispetto dei limiti non sia possibile “con nessun altro mezzo congruo”.
    B2) Nel 2002 l’Arpat ha avviato una ricerca idrogeochimica 11 sulle acque naturali, in
    collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza, diretto
    dal prof. Dall’Aglio. A sua volta l’Acquedotto del Fiora, consumata la prima deroga biennale,
    nel luglio del 2003, si è trovato nella condizione di erogare acqua potabile fuori norma in 41
    Comuni. Dovendo sostenere la richiesta di una seconda deroga per l’Arsenico, ha proposto alla
    Regione uno studio di idrogeochimica 12 assieme alla Università La Sapienza.
    Tale studio “Caratterizzazione e valutazione delle acque naturali in Provincia di
    Grosseto” oltre che nel titolo, riporta più volte che è finalizzato alla valutazione delle acque
    “naturali” e sono stati prelevati campioni di acque ritenute “naturali” in 70 siti. Il dato medio
    di Arsenico dei campioni è di 4,68 μgr/l, ma con una deviazione standard di 7,21 e mentre il
    valore della mediana è 1,10 si è registrato un valore massimo di 47,10 μgr/l. Ciò ha dimostrato
    sia una prevalenza di acque in pratica prive di Arsenico (valore della mediana è uguale a 1,10
    μgr/l), sia la presenza di alcuni valori molto elevati, che hanno fatto ipotizzare agli autori che ci
    sono diverse anomalie geochimiche naturali. Ma con scelte del tutto errate lo studio ha
    considerato “acque naturali” anche quelle acque in uscita da siti già segnalati nel Piano
    10
    A. Lippi e L. AgaG hanno approvano la richiesta di esclusione dalle bonifiche del sito Eni sulla base della teoria
    della naturalità con nota Arpat del 23 maggio 1999
    11 Delibera di ARPAT n. 406/2002
    12 Acquedo$o del Fiora, Nota prot. N. 9961 del 31 luglio 2003 “Documentazione rela5va all’istanza di proroga
    valori di parametro” a firma del Presidente Rossano Teglielli
    pag. 6 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
    regionale di Bonifica 13 , perché inquinati da attività industriali, come le acque di due gallerie di
    drenaggio delle miniere di solfuri misti con presenza di arsenopiriti (Niccioleta e Boccheggiano
    a Montieri) o le acque prelevate a valle di discariche minerarie di Fenice Capanne (Fosso dei
    Noni a Massa Marittima) o a valle delle uscite delle gallerie di drenaggio delle miniere di
    Gavorrano o perfino le acque della falda inquinata dalla Nuova Solmine nel pozzo della zona
    industriale di Follonica ZI3 14 .
    Lo Studio di Arpat-Dell’Aglio conclude, affermando che “Le anomalie riscontrate sono
    da attribuire a processi naturali, come sistemi geotermici, idrotermali e vulcanici, giacimenti
    minerari”. Un clamoroso errore, che non ha tenuto conto delle condizioni alla base del
    fenomeno inquinante del Drenaggio acido di miniera (Amd), prodotto dalle attività umane che
    hanno portato i solfuri misti al dilavamento delle acque intercettate dalle numerose gallerie
    minerarie e in presenza di ossigeno (aria pompata dalla superficie nelle gallerie minerarie).
    I dirigenti Arpat che hanno collaborato allo studio di Dell’Aglio non potevano non
    conoscere i siti già inseriti nei Piani di bonifica, come scritto a pagina 18 del Piano regionale di
    Bonifica: “Le schede tecniche risultano quelle presentate dall’Arpat al termine dello specifico
    studio e vengono allegate al presente Piano come parte integrante e sostanziale dello stesso”.
    B3) A partire dagli anni ‘70 in Usa 15 era già stato studiato, pubblicato sulle prestigiose
    riviste scientifiche e definito (dalla Legge Federale del 1977 sulle attività minerarie) l’“Acid
    mine drainage, Amd”, che si verifica a seguito di scavi e formazioni di gallerie minerarie sui
    solfuri metallici, da cui ricavare zolfo, ferro, mercurio… Se i solfuri vengono esposti all’aria e
    all’acqua, a seguito di falde idriche intercettate con gli scavi, si ha la formazione di acido
    solforico, capace di mandare in soluzione tutti i metalli contenuti nelle rocce solfuree, compreso
    il Tallio se è presente la pirite tallifera. La formazione di Amd può verificarsi anche in miniere
    profonde che consentono l’ingresso di aria e ossigeno nelle gallerie. I prodotti della formazione
    di Amd, acidità e metalli o metalloidi come l’Arsenico, possono devastare le risorse idriche,
    abbassando il pH e ricoprendo il fondo dei corsi d’acqua con idrossido di ferro, formando il
    familiare “ragazzo giallo” di colore arancione, comune in tutte le aree con drenaggio minerario
    abbandonato. Definire questo fenomeno “naturale”, per consentire l’uso potabile di tali acque,
    significa ignorare le acquisizioni scientifiche e assecondare scelte politiche irresponsabili.
    13
    Nota Arpat del 9 novembre 1996 prot. 5045 “Censimento delle aree minerarie delle Colline Metallifere da
    inserire nel Piano di Bonifica delle aree inquinate DCRT n. 167/93 e n. 169/95”;
    Arpat, “Bonifica dei compendi minerari ed industriali nell’area delle Colline Metallifere” Massa MariZma 9
    febbraio 1999 del do$. Alessandro Lippi e do$. Silvano Giannerini;
    Provincia di Grosseto, Determinazione Dirigenziale del 20 o$obre 2001, Incarico per la realizzazione del Piano
    Provinciale per la Bonifica e messa in sicurezza delle aree inquinate;
    Provincia di Grosseto, Presentazione del Piano di bonifica delle aree inquinate del 3 maggio 2004, pag. 25
    Gallerie di scolo minerarie.
    14
    Arpat – DiparGmento di Grosseto, Nota prot. 1936 del 6 maggio 1999 al prof. Nedo Biancani: h$ps://
    www.grossetooggi.net/noGzie/a$ualita/5350/forum-ambientalista-grandi-quanGta-di-arsenico-nella-pianura-di-
    scarlino
    15
    Vedi: h$ps://www.sciencedirect.com/science/arGcle/abs/pii/0013932778900551?via%3Dihub
    pag. 7 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
    B4) Secondo la legge, le richieste in deroga, oltre a non costituire “potenziale pericolo
    per la salute umana” e dimostrare che il rispetto dei limiti non fosse possibile “con nessun altro
    mezzo congruo”, avrebbero dovuto essere accompagnate da una analisi delle cause che avevano
    generato il superamento dei limiti e anche da un piano relativo alla necessaria azione correttiva,
    compreso un calendario dei lavori, una stima dei costi, la relativa copertura finanziaria.
    Il Decreto Dirigenziale della Regione (n. 7950 del 24 dicembre 2003), che autorizza il
    gestore Acquedotto del Fiora, riporta: “Visti gli studi idrogeologici prodotti dai suindicati
    gestori a supporto delle suindicate richieste di deroghe, dai quali si evince che i valori delle
    concentrazioni dei parametri in oggetto di richiesta di deroga risultano in armonia con la
    circolazione idrica sotterranea; Visti i Programmi degli Interventi presentati dai suindicati
    Gestori del Servizio Idrico Integrato per il superamento delle situazioni di criticità per gli
    acquedotti dei comuni per i quali è stata richiesta la deroga; … decreta di concedere … le
    deroghe …”. Quanto sopra non è risultato vero a parere del presidente dell’Acquedotto del
    Fiora, che nel 2004 ottiene la deroga per ben 41 Comuni. Alla richiesta di ricevere copia degli
    studi idrogeologici prodotti dall’Acquedotto del Fiora a sostegno delle deroghe richieste, il suo
    presidente, Rossano Teglielli, ha risposto 16 : “Diversamente da quanto si può evincere dalle
    premesse del Decreto Dirigenziale n°7950 del 24.12.2003, l’Acquedotto del Fiora Spa ha
    trasmesso solamente una bozza di richiesta … la relazione riferisce ben poco circa le cause dei
    tenori di As, al di là di un breve accenno alla particolarità geologica delle Colline Metallifere e
    del Monte Amiata. D’altra parte a tale proposito sono ancora in corso studi ed approfondimenti
    che vedono coinvolta la stessa Regione Toscana”. Quindi la prima deroga della Regione
    Toscana è stata concessa sulla base di evidenti errori circa la “naturalità” del fenomeno, come
    voluto da Eni, e senza che fossero indicati gli interventi per eliminare le anomalie.
    B5) Nel 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009 l’Acquedotto del Fiora ha rinnovato alla Regione
    Toscana la richiesta di deroghe al valore limite di legge di 10 μgr/l di Arsenico nelle acque
    potabili erogate, ma dal 2006 si sono ridotti i Comuni in deroga e dal valore di 50μgr/l si sono
    abbassati i limiti ammessi 17 : nel 2006 erano in deroga 9 Comuni, tra cui Abbadia S. Salvatore e
    Piancastagnaio con 30 μgr/l e gli altri comuni dell’Amiata con 20 μgr/l; nel 2007 erano in
    deroga 8 Comuni; nel 2008 erano in deroga 7 Comuni con Abbadia San Salvatore e
    Monterotondo a 30 μgr/l, Piancastagnaio, Castel del Piano, Montieri e Arcidosso a 20μgr/l; solo
    2 Comuni in deroga nel 2009 e 2010: Monterotondo e Montieri.
    Nelle ultime richieste di deroghe si sono previste la realizzazione di invasi superficiali,
    miscelazioni tra fonti diverse e realizzazione di impianti di abbattimento, realizzati con risorse
    prelevate dalle bollette degli utenti.
    In tutte le suddette richieste di Deroga dell’Acquedotto del Fiora e in tutti i relativi
    Decreti regionali di autorizzazione si è sostenuto la naturalità del fenomeno e ovviamente il
    rispetto della condizione di legge: che tali deroghe non costituivano “potenziale pericolo per la
    salute umana” e che il rispetto dei limiti non fosse possibile “con nessun altro mezzo congruo”.
  1. 16
    Acquedo$o del Fiora, Nota a Barocci Roberto avente ogge$o. “Richiesta di documentazione in merito alla
    deroga ex art.13 L.31/01”
  2. 17
    I DecreG Dirigenziali regionali sono i seguenG: 3/2005, 4650/2006, 1180/2007, 754/2008, 3608/2009,
    1514/2010
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    Noi abbiamo promosso mozioni e interrogazioni di opposizione alle suddette deroghe in
    tutte le assemblee elettive, segnalando, anche sulla stampa locale, che l’Oms aveva segnalato in
    anni più recenti la necessità di ulteriori riduzioni dei valori massimi. Non ci risulta che
    dall’Agenzia Regionale di Sanità siano state avanzate opposizioni alle scelte della Regione.
    Punto C)
    C1) La magistratura grossetana, attivata dai comitati e dalle associazioni ambientaliste, ha
    sconfitto nei primi anni 2000 una parte delle pretese dell’Eni.
    Lo Studio del prof. Enzo Tiezzi 18 dell’Università di Siena ha quantificato con un bilancio
    di massa la quantità di Arsenico disperso dai camini sotto forma di polveri in 10 anni,
    ipotizzando tre scenari, che danno tra le 15 e le 539 tonnellate di Arsenico depositato con le sole
    polveri. Questo primo studio ha aperto contraddizioni insanabili.
    La Procura di Grosseto, pur ritenendo caduti in prescrizione i reati ambientali ipotizzati a
    carico dei dirigenti Eni e di abuso d’ufficio, ha informato tutti gli uffici pubblici circa la natura
    pericolosa delle ceneri di pirite, da considerarsi rifiuto tossico e nocivo, mentre i dirigenti Eni le
    avevano distribuite sul territorio come inerti, e ha definito “scellerato progetto” quello di
    depositare tali rifiuti nella miniera di Campiano e nei rilevati stradali.
    L’Eni, pur di evitare le condanne, sia in sede civile che penale, si è accollata in un
    Accordo con la Regione e Provincia i costi della bonifica del fiume Merse e di tutte le aree
    minerarie delle Colline Metallifere e dell’Amiata non ancora cedute in permuta ai Comuni,
    ottenendo l’uscita degli Enti pubblici dai procedimenti giudiziari.
    Hanno fornito un contributo decisivo sia diversi accertamenti di autorevoli consulenti
    tecnici, incaricati di indagini dai magistrati, sia studi condotti in autonomia dall’Università di
    Siena, come quelli di Chimica Ambientale 19 del gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Enzo
    Tiezzi del 2002/2004 e quelli di Geochimica Ambientale coordinati dal prof. Francesco
    Riccobono 20 del 2003. In particolare merita ricordare lo studio del prof. Riccardo Francovich 21 ,
    archeologo dell’Università di Siena, che ha svelato nel 2004 il fatto che le puntiformi presenze
    di Arsenico presenti in superficie nelle Colline Metallifere non sono anomalie geochimiche
    naturali, ma sono gli scarti delle fusioni di arsenopiriti avvenute in villaggi etruschi. Tale
    18
    Enzo Tiezzi, “Concentrazione anomala di Arsenico ed altri metalli pesan5 nel suolo della Piana di Scarlino.
    Analisi della documentazione Tecnico-scien5fica” 2002
    19
    h$ps://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.10.5639&rep=rep1&type=pdf
    “High soil as level in the area of a plant for pyrite processing: natural anomaly vs pollu5on hypothesis”
    20
    Francesco Riccobono, “L’inquinamento del Fiume Merse: il contributo della Geochimica alla comprensione dei
    fenomeni in aXo”, Edizioni Rotary Interna5onal – DistreXo 2070
    21
    A.Donati, F.M.Pulselli, F.Riccobono, L.Dallai, R.Francovich, E.Tiezzi, “Origin of Arsenic Pollution in
    Southwest Tuscany: Comparison of Fluvial Sediments”, Annali di Chimica, 95 (3-4), pp. 161-166, 2005;
    Donati, A., Protano, G., Riccobono F., Dallai L., Francovich R., Rossi F., and Tiezzi E. (2004), Influence of
    ancient mining settlements on arsenic pollution in the southwest of Tuscany. In Brownfields Sites II. Assessment,
    Rehabilitation and Development, WIT press, Southampton, p.183 – 189.
    pag. 9 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
    scoperta è stata di valore eccezionale per l’archeologia, in quanto la dimostrata relazione tra le
    aree segnalate in precedenza come anomalie geochimiche e le antiche attività fusorie e
    metallurgiche ha consentito all’archeologia di portare alla luce nuovi reperti e nuovi
    insediamenti etruschi.
    C2) La dimostrazione che è stato aggirato nel 2003 per sudditanza all’Eni uno dei due
    vincoli, quello che consentiva deroghe solo se il rispetto dei limiti non fosse possibile “con
    nessun altro mezzo congruo”, contenuto nel D.L. 31/2001, è data dalle dichiarazioni del 2011
    dell’Acquedotto del Fiora, la quale scrive 22 che: “A partire dal 2005 sono stati realizzati e resi
    operativi 6 impianti finalizzati alla rimozione dell’arsenico, di cui 3 nell’aria delle Colline
    Metallifere (comuni di Gavorrano, Follonica e Montieri) e tre nell’area del Monte Amiata
    (Comuni di Abbadia S. Salvatore, Piancastagnaio e Arcidosso). Il costo totale degli interventi,
    che hanno consentito il rientro in conformità del parametro arsenico, ammonta a circa 2,5
    milioni di euro”.
    Punto D)
    D1) L’art. 21 del D.Lgs. n. 152 del 1999, dopo 23 anni, non ha trovato applicazione in
    Toscana. Con tale articolo il Parlamento, al fine di mantenere e migliorare le caratteristiche
    qualitative delle acque destinate al consumo umano, dettava le norme per individuare e
    diversamente vincolare sia le zone di rispetto assoluto, vicino agli impianti di captazione, sia le
    zone di protezione nelle aree di ricarica delle falde idriche. Le aree di ricarica non sono state
    individuate da parte della Regione Toscana e pertanto non sono state vincolate. Nel 2018 il
    Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione, primo firmatario Tommaso
    Fattori, che:
    A tutt’oggi le aree di ricarica delle acque in uscita dalle sorgenti del Fiora, che la Regione
    Toscana ha sempre definito le sorgenti dell’acquifero più importante della Toscana, non sono
    individuate e non sono tutelate, pur essendo noto a tutti quali siano: sono rappresentate dal cono
    trachitico dell’Amiata.
    D2) Queste le quantità di Arsenico, secondo la Regione Toscana 23 , in uscita dalle centrali
    Enel in Amiata in Kg: 90 nel 2000, 54 nel 2003, 76 nel 2005, 84 nel 2007, 73 (stimato) nel
    22
    Acquedo$o del Fiora, M. Bellatalla, B. Sani, “Rimozione dell’Arsenico nelle acque potabili: L’esperienza
    dell’AcquedoXo del Fiora”.
    23
    Regione Toscana, Deliberazione di Giunta n.344 del 22 febbraio 2010, Tabella A.3 – Emissioni di As in Kg,
    pubblicato sul Supplemento al BolleZno Ufficiale della Regione Toscana n. 13 del 31 marzo 2010, pagina 67. È
    scaricabile da: h$ps://gse.it/normaGva_site/GSE%20DocumenG%20normaGva/
    TOSCANA_DGR_n344__22_3_2010_geotermia.pdf
    pag. 10 di 12Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto – febbraio 2022
  3. L’Ars non dice dove si depositano questi 75,4 Kg/anno di Arsenico. L’Arpat neppure.
    L’ing. Oscar Galli, Direttore dell’Acquedotto del Fiora, in occasione dell’autorizzazione alla
    costruzione della centrale Bagnore 4 scrisse alla Regione 24 , documentando che l’Arsenico
    dell’acquedotto del Fiora, in preoccupante crescita, non proviene dalle trachiti delle gallerie
    drenanti: “… si ritiene necessario rappresentare viva preoccupazione per le possibili interazioni
    tra sfruttamento dei vapori geotermici e la risorsa idrica … l’analisi chimica condotta su un
    campione di roccia vulcanica prelevato all’interno di una galleria drenante indica un contenuto
    in arsenico piuttosto basso che difficilmente riesce a giustificare i contenuti rilevati nella
    risorsa”.
    D3) L’ Enel, l’Arpat e la Regione Toscana sostengono oggi che la concentrazione di
    Arsenico nelle acque del Fiora è costante nel tempo, ma sono smentiti da molte autorevoli
    dichiarazioni:
    Hanno sostenuto un aumento del contenuto in Arsenico nell’acquifero dell’Amiata da
    pochi μgr/l, fino ai limiti di 10 μgr/l: l’Università La Sapienza, prof. Mario Dell’Aglio, il
    presidente dell’Acquedotto del Fiora Rossano Teglielli, il dirigente di Arpat Silvano Giannerini,
    il direttore dell’Acquedotto del Fiora ing. Oscar Galli, il dirigente Esercizio Reti
    dell’Acquedotto del Fiora dott. geol. Massimo Bellatalla, la direttrice dell’Area Funzionale della
    Prevenzione dell’Usl 9 dott.ssa Tosca Papalini.
    Per la precisione, in ordine di tempo:
    1) Il prof. Mario Dell’Aglio, Università La Sapienza (2002) in “Caratterizzazione e
    valutazione delle acque naturali della Toscana Meridionale …” pagina 21: “L’acquifero di
    qualità accettabile dal punto di vista chimico-fisico e come alimento è quello ospitato nelle
    vulcaniti del Monte Amiata.” (vedi sopra nota n. 9). Inoltre, in Allegato al suddetto studio del
    prof. Mario Dell’Aglio, nella Tesi di laurea di Sara Lucarelli, “Valutazione geochimica della
    qualità delle acque naturali ai fini degli usi idropotabili …”, relatore prof. Mario Dell’Aglio,
    pagina 75, è scritto: “Nella zona di Monte Amiata (S. Fiora) l’Arsenico raggiunge valori
    intorno ai 5 μgr/l …”.
    2) Il Presidente dell’Acquedotto del Fiora, Rossano Teglielli (2004): “Tali motivazioni
    (circa la richiesta della deroga alla Regione n.d.s.) emergono più dalla preoccupazione di ciò
    che potrebbe accadere presso le sorgenti del Monte Amiata, piuttosto che dalla situazione
    esistente sui punti dove sono stati registrati superamenti. In quest’ultimo caso, infatti, la
    possibilità di miscelazione della risorsa consente al momento di rientrare nei limiti di legge.
    Tale preoccupazione nasce dal continuo aumento di As registrato nella risorsa proveniente
    dall’acquifero del Monte Amiata”(vedi nota n.14).
    3) Il Dirigente di Arpat, Silvano Giannerini 25 (2004) : “Le acque del Fiora, dati i suoi
    contenuti bassi di Arsenico sono state finora utilizzate per “tagliare” le altre acque; oggi i
    valori di Arsenico in tali acque sono aumentati fino a raggiungere i valori di 9,9 μgr/l”.
    24 Acquedo$o del Fiora, “Osservazioni al progeXo per la costruzione della centrale geotermoeleXrica Bagnore 4”
    25 Consiglio Provinciale di Grosseto, Verbale della II Commissione Consiliare permanente – Seduta del 9 marzo
    2004
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    4) il direttore dell’Acquedotto del Fiora, l’ing. Oscar Galli (2006):“Tale preoccupazione
    nasce innanzitutto dall’aumento tendenziale del tenore in Arsenico nella risorsa effluente dalle
    sorgenti di Santa Fiora, come mostrato nel grafico allegato costruito sulla base delle analisi
    regolarmente eseguite da questa Azienda” (vedasi nota n. 23).
    5) Il dirigente responsabile “Unità Esercizio Reti” dell’Acquedotto del Fiora, dott. geol.
    Massimo Bellatalla 26 (2005-2006-2007): “Inoltre, in alcune delle sorgenti ubicate sul Monte
    Amiata sono stati osservati, nel corso degli ultimi anni, preoccupanti progressivi aumenti nel
    contenuto di As, fino a valori molto prossimi a 10 μgr/l“ (2005); “Presso le sorgenti del Fiora,
    che rappresentano le captazioni di maggiore produttività erogando attualmente circa 650 l/s, è
    stata accertata una variazione del tenore in As, su un periodo inferiore a 10 anni, caratterizzato
    da un aumento tendenziale da circa 6 μgr/l a quasi 10 μgr/l” (2006);“Tale risorsa (acquifero
    del Monte Amiata n.d.s.) viene prevalentemente distribuita alle utenze e in parte viene utilizzata
    per miscelare le acque più mineralizzate provenienti dagli altri acquiferi e nei quali si hanno
    tenori elevati di cloruri, solfati e metalli. Inoltre, in alcune delle sorgenti del Monte Amiata
    sono stati osservati, nel corso degli ultimi anni preoccupanti e progressivi aumenti nel
    contenuto in As, fino a valori molto prossimi a 10 μgr/l”(2007).
    6) La direttrice dell’Area Funzionale della Prevenzione dell’Usl 9, dott.ssa Tosca
    Papalini 27 (2007), fornisce i dati analitici e i relativi grafici del contenuto di As per il periodo
    1999/2006 delle acque potabili del Fiora, Galleria principale e Galleria bassa, dell’Ente e
    Crognolo, dai quali si confermano le dichiarazioni sopra riportate: una crescita della
    concentrazione di As.
    26
    Acquedo$o del Fiora, do$. Geol. Masimo Bellatalla:
    a) Rapporto allegato a nota prot. 19797 del 29 se$embre 2005, “Richiesta di deroga del valore di parametro
    Arsenico”;
    b) Rapporto 2/06 “Presenza di Arsenico nelle acque potabili dell’ATO 6 Ombrone”;
    c) Rapporto inserito nella richiesta di deroga per il 2007, “Richiesta di deroga per le acque des5nate al
    consumo umano”.
    27
    USL 9 Grosseto, Zona 3 – Amiata Grossetana, Nota prot. 308 del 24 aprile 2007 ,”Trasmissione da5 anali5ci”
    pag. 12 di 12

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