Perché la classe dirigente politica difende Scarlino Energia?

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Il quotidiano Corriere di Maremme del 07-12-2011 riporta per esteso il contenuto della conferenza stampa, tenuta assieme a Renzo Fedi della Coldiretti-sez Follonica, di martedì 6 dicembre 2011 sui conflitti di interesse nella vicenda dell’inceneritore di Scarilino.

Inceneritore, spuntano i conflitti di interesse “Perché la classe dirigente politica difende Scarlino Energia?”

Barocci e Fedi si interrogano sulle scelte fatte dal presidente dell’Ato Ombrone Periccioli

GROSSETO – “Perché i politici lanciano accuse pesanti sulla magistratura? A difesa di un inceneritore di rifiuti privato, autorizzato illegittimamente secondo i giudici del Tar, presumibilmente dannoso alla salute, incapace di chiudere il ciclo dei rifiuti, non previsto nella pianificazione pubblica, che produce molto meno occupazione stabile delle alternative possibili e che per la collettività produce solo tasse elevate. Ci sono in corso conflitti di interesse clamorosi?”. Questi sono i quesiti posti alla stampa ieri mattina da Roberto Barocci del Forum ambientalista e ReteAmbiente di Grosseto e da Renzo Fedi, presidente di Coldiretti della sezione Follonica. “Il presidente dell’Ato Ombrone Moreno Periccioli – spiegano – è il rappresentante di 56 sindaci e dovrebbe difendere gli interessi di centinaia di migliaia di cittadini. Oggi è anche presidente della società privata Scarlino Energia srl. Ma Periccioli, al tempo assessore in Regione Toscana, completò nel 1993-’94 lo ’scellerato’ progetto avviato dal suo predecessore Marcucci, consentendo all’Eni di continuare a scaricare all’interno della miniera di Campiano sia i fanghi provenienti dagli impianti di depurazione della miniera stessa, sia le famose ceneri, provenienti dall’impianto acquisito poi da Scarlino Energia srl. Tali rifiuti erano entrambi tossici e nocivi, come documentato e trasmesso il 27.12.93 al Periccioli dal responsabile della Usl 27, che, in risposta alle richieste dell’assessore regionale, allegava una relazione dettagliata sulla pericolosità di tali rifiuti. Relazione che comprendeva inoltre la corretta previsione del possibile inquinamento del fiume Merse, in caso di interruzione del sistema di eduzione e trattamento delle acque interne, come di fatto avvenne. Periccioli, informato, avrebbe dovuto annullare tutte le autorizzazioni rilasciate e fermare l’inquinamento da Arsenico. Non lo fece. Che le ceneri di piriti fossero tossiche e nocive, perché capaci di cedere metalli cancerogeni fuori norma, era già stabilito dal ministero dell’Ambiente con Decreto n. 1170/92, trasmesso anche alla Regione Toscana. La consapevolezza della tossicità di tali rifiuti è confermata dagli appunti raccolti dalla verbalizzante, dottoressa Pittaluga, nel corso delle sedute del comitato tecnico, in cui era presente Moreno Periccioli in qualità di presidente di detta commissione, appunti sequestrati dalla magistratura di Grosseto nell’ambito di indagini. Il tutto è oggi conservato presso la Procura della Repubblica di Grosseto. Le autorizzazioni rilasciate in quegli anni da diversi assessori regionali all’uso illecito delle ceneri di pirite dell’Eni, sono alla base anche dell’inquinamento accertato della piana di Scarlino. La stessa Scarlino Energia, avendo acquisito successivamente la proprietà degli impianti da Eni, in cambio delle bonifiche, ha ottenuto dalla Provincia di Grosseto, presidente Lio Scheggi, la incredibile autorizzazione a concludere le opere di bonifica in superficie a data indefinita e a rimandare, di anno in anno, la data di inizio dei lavori di bonifica della falda inquinata. Dopo oltre dieci anni dall’avvio delle procedure di bonifica. Scarlino Energia è uno dei soggetti privati beneficiati dagli enti pubblici locali con i ritardi sui tempi di bonifica previsti dalla legge dello Stato. Ricordiamo, per inciso, che Lio Scheggi, finito il suo mandato di presidente della Provincia, dopo aver rilasciato la Via positiva a Scarlino Energia e rinviato i costi della bonifica, è stato nominato nel cda della fondazione del Mps. Un approfondimento delle modalità di azione di questi amministratori è documentato nei verbali delle loro riunioni ed è raccontato in: http://roberto.barocci.info/ 2010/11/una-valutazione-di-impatto- ambientale/, http://roberto. barocci.info/2007/06/arpat-maremma- rettifiche-report-troppi-d ocumenti-testimoniano-gli-errori/. Che ci sia un conflitto d’interessi in tutto ciò? Ci chiediamo dunque quale credibilità pubblica possano avere tali personaggi politici, che da una parte hanno il dovere di difendere la qualità delle acque pubbliche e dall’altra difendono contrastanti interessi privati. Molte altre vicende – continuano – che coinvolgono altri amministratori pubblici sono collegate a questi fatti. Una su tutte è emblematica: la denuncia fatta da Scarlino Energia nei confronti dei commissari del comitato di inchiesta pubblica e la posizione della Provincia nella vicenda. E’ evidente che, alla luce della sentenza del Tar, questi commissari dicevano la verità quando proponevano il ritiro in autotutela di una autorizzazione totalmente illegittima, che Marras invece non ha voluto ascoltare, affidandosi ad un biologo dell’Università di Siena. Proprio per questa vicenda il professor Paolo Rabitti, ha comunicato che si riserva di esperire le opportune azioni giudiziarie attendendo l’eventuale arrivo della archiviazione della denuncia. Infatti, per fare un esempio di più facile comprensione della gravità delle scelte compiute dalla Provincia, ipotizziamo il caso di un cittadino qualsiasi, che presenta in Comune un progetto di costruzione di una casa e che la commissione edilizia comunale incaricata dal Sindaco, esaminato il progetto, lo bocci per molti vizi di legittimità. A questo punto, il privato cittadino querela la commissione edilizia e il Sindaco, anzichè difendere il proprio organismo tecnico, incarica un biologo esterno che esprimere un parere favorevole sul progetto edilizio! Quindi l’operato di Scarlino Energia può apparire quale uno strumento di forzatura per ottenere che la Provincia non tenesse conto delle conclusioni della sua Commissione. Per questo chiediamo che la Magistratura faccia luce su questi fatti”.

Inceneritore di Scarlino e presunti conflitti d’interesse

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Il quotidiano on line 0564news del 06-12-2011 ha realizzato un articolo sulla conferenza stampa, tenuta assieme a Renzo Fedi della Coldiretti-sez Follonica, di martedì 6 dicembre 2011 sui conflitti di interesse nella vicenda dell’inceneritore di Scarilino.

Forum Ambientalista e Coldiretti Follonica chiedono che la Magistratura faccia luce sui fatti, chiuda la vicenda Rabitti e ne apra un’altra.

Gli amministratori di Regione e Provincia sono rappresentanti di un interesse pubblico o privato? E ancora:

Perché i politici hanno lanciato accuse pesanti sulla Magistratura? A difesa di un inceneritore di rifiuti privato, autorizzato illegittimamente secondo i giudici del TAR, presumibilmente dannoso alla salute, incapace di chiudere il ciclo dei rifiuti, non previsto nella pianificazione pubblica, che produce molto meno occupazione stabile delle alternative possibili e per la collettività solo tasse elevate”

Questo l’argomento della conferenza stampa che si è svolta questa mattina nella sala della Circoscrizione di Barbanella, indetta da Roberto Barocci (Forum Ambientalista, ReteAmbienteGr) e Renzo Fedi ( presidente della sezione Coldiretti di Follonica).

I due relatori sono partiti dalle visure camerali di Scarlino Energia dalle quali risulta una presenza finanziaria del Monte dei Paschi di Siena (tipo di diritto: Pegno) e di Scarlino Holding s.r.l. (tipo di diritto: proprietà), con Gre.co srl, che ha sede a Grosseto, e Siena Ambiente.

Scarlino Holding è una srl unipersonale, (amministratore Stefano Carnevali), con società partecipate, banche, cooperative, soprattutto Unieco il soggetto più importante.

E ricostruendo poi storie gravi di inquinamento e di permessi in odore di dubbio.

Si domandano anche se ci siano in corso conflitti di interesse clamorosi e hanno consegnato alla stampa documentazione a testimonianza di quanto affermano

Moreno Periccioli è  Presidente della società privata Scarlino Energia srl, in cui è azionista, come detto, il MPS (attraverso la partecipazione in STA Spa e in Sienambiente Spa) e che figura inoltre creditrice nei confronti degli altri azionisti.

E’ anche  Presidente dell’ATO Ombrone, cioè è il rappresentante di 56 Sindaci e dovrebbe difendere gli interessi di centinaia di migliaia di cittadini.

Al tempo in cui era Assessore in Regione Toscana, completò nel 93/94 lo “scellerato progetto”  avviato dal suo predecessore Marcucci, consentendo all’ENI di continuare a scaricare all’interno della Miniera di Campiano sia i fanghi provenienti dagli impianti di depurazione della miniera stessa, sia le famose ceneri, provenienti dall’impianto acquisito da Scarlino Energia srl.

Tali rifiuti erano entrambi tossici e nocivi, come documentato e trasmesso il 27.12.93 al Periccioli dal responsabile della USL 27, che, in faceva una relazione dettagliata sulla pericolosità di tali rifiuti e sulla corretta previsione del possibile inquinamento del fiume Merse, in caso di interruzione del sistema di eduzione e trattamento delle acque interne, come di fatto avvenne.

Che le ceneri del Casone fossero tossiche e nocive, perché capaci di cedere metalli cancerogeni fuori norma, era già stabilito dal Ministero dell’Ambiente con Decreto n° 1170/92, trasmesso anche alla Regione Toscana. La consapevolezza della tossicità di tali rifiuti è confermata dagli appunti raccolti dalla verbalizzante, dott.ssa Pittaluga, nel corso delle sedute del Comitato Tecnico, in cui era presente Moreno Periccioli in qualità di Presidente di detta Commissione, appunti sequestrati dalla Magistratura di Grosseto nell’ambito di indagini. Il tutto è oggi conservato presso la Procura della Repubblica di Grosseto.

Le autorizzazioni rilasciate in quegli anni da diversi assessori regionali all’uso illecito delle ceneri di pirite dell’ENI, sono alla base dell’inquinamento accertato della piana di Scarlino.

La stessa Scarlino Energia, avendo acquisito la proprietà degli impianti da ENI, in cambio delle bonifiche, ha ottenuto dalla Provincia di Grosseto, presidente Lio Scheggi (oggi nella Fondazione di MPS) la incredibile autorizzazione a concludere le opere di bonifica in superficie a data indefinita e a rimandare, di anno in anno, la data di inizio dei lavori di bonifica della falda inquinata. Dopo oltre dieci anni dall’avvio delle procedure di bonifica. Scarlino Energia è uno dei soggetti privati beneficiati dagli Enti pubblici locali con i ritardi sui tempi di bonifica previsti dalla legge dello Stato.

“Che ci sia un conflitto d’interessi in tutto ciò, si chiedono dunque Barocci e Fedi, oltre a quale credibilità pubblica possano avere tali personaggi politici, che da una parte hanno il dovere di difendere la qualità delle acque pubbliche e dall’altra difendono contrastanti interessi privati.”

Molte le vicende che coinvolgono altri amministratori pubblici  collegate a questi fatti.

Anche nella denuncia/querela fatta da Scarlino Energia nei confronti dei Commissari del Comitato di Inchiesta pubblica, è evidente che, alla luce della sentenza del TAR, questi Commissari dicevano la verità quando proponevano il ritiro in autotutela di una autorizzazione totalmente illegittima, che il Presidente della Provincia Marrasinvece non ha voluto ascoltare, affidandosi ad un biologo dell’Università di Siena.

E’ il caso, tra gli altri, del prof. Paolo Rabitti, il quale ha comunicato che si riserva di esperire le opportune azioni giudiziarie attendendo l’eventuale arrivo della archiviazione della denuncia/querela. Infatti, per fare un esempio di più facile comprensione della gravità delle scelte compiute dalla Provincia, ipotizziamo il caso di un cittadino qualsiasi, che presenta in Comune un progetto di costruzione di una casa e che la Commissione edilizia comunale, esaminato il progetto, lo bocci per vizi di legittimità. A questo punto, il privato cittadino querela la Commissione edilizia e il Sindaco, anziché difendere il proprio organismo tecnico, incarica un biologo esterno per esprimere il parere sul progetto edilizio!!! Quindi l’operato di Scarlino Energia può apparire quale uno strumento di forzatura per ottenere che la Provincia non tenesse conto delle conclusioni della sua Commissione. Per questo viene chiesto che la Magistratura faccia luce su questi fatti.

Sul piano politico, affermano i relatori, sarebbero come minimo indispensabili le dimissioni di uno come Periccioli dagli Enti pubblici in cui ha ancora ruoli di primo piano. Pessima amministrazione per la Maremma, concludono, facendo esempi positivi, lontanissimi nella sostanza, ma vicini a noi.

In Versilia, dove una multinazionale francese sta convertendo la sua politica a favore di metodi di smaltimento che non comprendono l’incenerimento dei rifiuti, grazie all’impegno dei cittadini e dei

Partiti della sinistra uniti (Pd, IdV, Sel, Federazione della Sinistra), che hanno ottenuto la chiusura dell’inceneritore di Falascaia (Lu) e gli operai non perdono il posto di lavoro.

Vittoria Guglielmi

Ci sono in corso conflitti di interesse clamorosi?

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I politici locali lanciano accuse pesanti verso la Magistratura, in difesa di un inceneritore di rifiuti privato, autorizzato illegittimamente secondo i giudici del TAR, presumibilmente dannoso alla salute, incapace di chiudere il ciclo dei rifiuti, non previsto nella pianificazione pubblica, che produce molto meno occupazione stabile delle alternative possibili e che per la collettività produce solo tasse elevate.

Nel corso della conferenza stampa, tenuta assieme a Renzo Fedi della Coldiretti-sez Follonica, di martedì 6 dicembre 2011 abbiamo fornito documenti utili a rispondere alla domanda che sorge rispetto a questi comportamenti.

Ecco un estratto:

Moreno Periccioli, Presidente dell’ATO Ombrone, è cioè il rappresentante di 56 Sindaci e dovrebbe difendere gli interessi di centinaia di migliaia di cittadini. Oggi è anche Presidente della società privata Scarlino Energia srl, in cui è azionista il MPS (attraverso la partecipazione in STA Spa e in Sienambiente Spa). MPS che figura inoltre creditrice nei confronti degli altri azionisti (all.1).

Ma Pericicoli, al tempo Assessore in Regione Toscana, completò nel 93/94 lo “scellerato progetto” (all.2), avviato dal suo predecessore Marcucci, consentendo all’ENI di continuare a scaricare all’interno della Miniera di Campiano sia i fanghi provenienti dagli impianti di depurazione della miniera stessa, sia le famose ceneri, provenienti dall’impianto acquisito poi da Scarlino Energia srl.

Tali rifiuti erano entrambi tossici e nocivi, come documentato e trasmesso il 27.12.93 al Periccioli dal responsabile della USL 27 (all.3), che, in risposta alle richieste dell’Assessore Regionale, allegava una relazione dettagliata sulla pericolosità di tali rifiuti. Relazione che comprendeva inoltre la corretta previsione del possibile inquinamento del fiume Merse, in caso di interruzione del sistema di eduzione e trattamento delle acque interne, come di fatto avvenne. Periccioli, informato, avrebbe dovuto annullare tutte le autorizzazioni rilasciate e fermare l’inquinamento da Arsenico. Non lo fece.

Che le ceneri di piriti fossero tossiche e nocive, perché capaci di cedere metalli cancerogeni fuori norma, era già stabilito dal Ministero dell’Ambiente con Decreto n. 1170/92, trasmesso anche alla Regione Toscana (all.4). La consapevolezza della tossicità di tali rifiuti è confermata dagli appunti raccolti dalla verbalizzante, dott.ssa Pittaluga, nel corso delle sedute del Comitato Tecnico, in cui era presente Moreno Periccioli in qualità di Presidente di detta Commissione, appunti sequestrati dalla Magistratura di Grosseto nell’ambito di indagini. Il tutto è oggi conservato presso la Procura della Repubblica di Grosseto.

Le autorizzazioni rilasciate in quegli anni da diversi assessori regionali all’uso illecito delle ceneri di pirite dell’ENI, sono alla base anche dell’inquinamento accertato della piana di Scarlino (all.5).

La stessa Scarlino Energia, avendo acquisito successivamente la proprietà degli impianti da ENI, in cambio delle bonifiche, ha ottenuto dalla Provincia di Grosseto, presidente Lio Scheggi, la incredibile autorizzazione a concludere le opere di bonifica in superficie a data indefinita e a rimandare, di anno in anno, la data di inizio dei lavori di bonifica della falda inquinata. Dopo oltre dieci anni dall’avvio delle procedure di bonifica. Scarlino Energia è uno dei soggetti privati beneficiati dagli Enti pubblici locali con i ritardi sui tempi di bonifica previsti dalla legge dello Stato (all.6).

Ricordiamo, per inciso, che Lio Scheggi, finito il suo mandato di Presidente della Provincia, dopo aver rilasciato la VIA positiva a Scarlino Energia e rinviato i costi della bonifica, è stato nominato nel CdA della Fondazione del MPS.

Un approfondimento delle modalità di azione di questi amministratori è documentato nei Verbali delle loro riunioni ed è raccontato in questo articolo ed in quest’altro articolo.

Che ci sia un conflitto d’interessi in tutto ciò? Ci chiediamo dunque quale credibilità pubblica possano avere tali personaggi politici, che da una parte hanno il dovere di difendere la qualità delle acque pubbliche e dall’altra difendono contrastanti interessi privati.

Molte altre vicende che coinvolgono altri amministratori pubblici sono collegate a questi fatti.

Una su tutte è emblematica: la denuncia/querela fatta da Scarlino Energia nei confronti dei Commissari del Comitato di Inchiesta pubblica e la posizione della Provincia nella vicenda. E’ evidente che, alla luce della sentenza del TAR, questi Commissari dicevano la verità quando proponevano il ritiro in autotutela di una autorizzazione totalmente illegittima, che Marras invece non ha voluto ascoltare, affidandosi ad un biologo dell’Università di Siena.

Proprio per questa vicenda il prof. Paolo Rabitti, ha comunicato che si riserva di esperire le opportune azioni giudiziarie attendendo l’eventuale arrivo della archiviazione della denuncia/querela. Infatti, per fare un esempio di più facile comprensione della gravità delle scelte compiute dalla Provincia, ipotizziamo il caso di un cittadino qualsiasi, che presenta in Comune un progetto di costruzione di una casa e che la Commissione edilizia comunale incaricata dal Sindaco, esaminato il progetto, lo bocci per molti vizi di legittimità.

A questo punto, il privato cittadino querela la Commissione edilizia e il Sindaco, anziché difendere il proprio organismo tecnico, incarica un biologo esterno che esprimere un parere favorevole sul progetto edilizio!!!

Quindi l’operato di Scarlino Energia può apparire quale uno strumento di forzatura per ottenere che la Provincia non tenesse conto delle conclusioni della sua Commissione.

Per questo chiediamo che la Magistratura faccia luce su questi fatti.

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista e ReteAmbienteGR

I 6 documenti allegati, consegnati ai corrispondenti della Stampa e richiamati nel testo sono:

Allegato 1:
Camera di Commercio Ind. Art. e Agr. di Grosseto e di Firenze- Visure ordinarie di unità locale o sede secondaria di Scarlino Energia Srl, di Scarlino Holding Srl, di STA Spa e di UCH Holding Srl.

Allegato 2:
Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Grosseto – Richiesta di archiviazione al GIP n.01/3325 del 9 gennaio 2001.

Allegato 3:
Assessore Regionale Moreno Periccioli – Richiesta di parere tecnico alla USL n.27 e reletiva risposta della USL 27 in data 18 dicembre 1993 con allegata relazione tecnica.

Allegato 4:
Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 1170/92.

Allegato 5:
Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Grosseto – P.P. n.558/01- Relazione di CT, agosto 2001.

Allegato 6:
Articolo 10 del DM 471/99.

… e io pago!

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Pubblico il comunicato del Comitato referendario acqua pubblica “Grosseto Amiata Val d’Orcia” in merito alle vicende che riguardano le incredibili dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dal Presidente dell’ATO Ombrone, Moreno Periccioli:

“… e io pago!”,
è proprio il caso di ricordare la famosa battuta di Totò, leggendo le notizie comparse, alcuni giorni fa, su alcuni quotidiani. In quegli articoli veniva dato conto del consumo annuo di acqua, nei vari ATO toscani . In alcuni ATO, tra cui il nostro, si è verificato,rispetto alle previsioni, un minor consumo di acqua. Bene! Avranno pensato sicuramente molti lettori, ma la doccia fredda è arrivata subito. Il Presidente dell’ATO Ombrone, Moreno Periccioli, dichiara che “Il prossimo anno può darsi che ci sarà da operare un ricalibramento delle tariffe”.
Nonostante che molti toscani siano stati virtuosi dovranno, comunque,subire un ritocco in alto delle bollette. Come è possibile?

Quello che sembra un paradosso è solo l’effetto di quella parte del comma 1 art.154 del Decreto legislativo 152 / 2006 nel quale si dispone che la tariffa per il servizio idrico sia determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, consentendo, così, al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
L’abrogazione di questa parte della normativa è l’obbiettivo del nostro 3° referendum, su cui abbiamo raccolto più di 1.400.000 firme.
E’ bene ricordare che né il referendum proposto dall’Italia dei Valori né la recente proposta di legge del PD intendono eliminare questo privilegio di rendita per i gestori dei servizi idrici. Ai gestori la garanzia del profitto,senza alcun rischio di impresa ( quel rischio per cui la dottrina liberale prevede la giustezza del profitto), a noi cittadini la funzione di mucche da mungere !
E i nostri Sindaci, che devono tutelare i nostri interessi, cosa intendono fare?lasciarci soli o modificare lo Statuto dei loro Comuni, dichiarando l’acqua “un bene comune, di non rilevanza economica”,sottraendo così questa risorsa preziosa alle grinfie delle lobby economiche e dei partiti che le sostengono?

Da questa vicenda emerge con brutalità un altro effetto della privatizzazione dei servizi idrici :la logica del profitto pretende l’incremento continuo dei consumi. Ma l’acqua è una preziosissima risorsa fortemente limitata nel pianeta, in che modo ne incentiveremo il risparmio ?
Sempre più spesso l’affermazione “La prossima guerra mondiale sarà per il controllo dell’uso dell’acqua” trova cenni di assenso: specchio di una consapevolezza diffusa del problema o già rassegnazione ad un orizzonte di morte?
Per organizzare una risposta adeguata alla tutela dell’acqua come bene pubblico ed ai nostri interessi di viventi e cittadini, il Comitato referendario torna a riunirsi mercoledì 3 novembre pv alle ore 21, presso la saletta dell’ARCI, Via Ravel 15. Tutte le persone che hanno a cuore il futuro dell’umanità e la pace tra i popoli sono invitate a partecipare

SI SCRIVE ACQUA , SI LEGGE DEMOCRAZIA … ma anche PACE.

Chi risparmia acqua paga di più

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In merito alla intervista fatta a Moreno Periccioli da Il Tirreno del 28-10-2010 PerUnAltraToscana ha subito denunciato la vicenda con un comunicato stampa, che a non ha trovato finora spazio nella stampa cartacea, e che riporto per interno:

La notizia che i cittadini della provincia di Grosseto dovranno pagare una multa per aver risparmiato circa 1,3 milioni di metri cubi di acqua, rispetto a quanto preventivato dall’Acquedotto del Fiora, è la dimostrazione più evidente della prevalenza degli interessi privati nella gestione del Servizio idrico: comanda il socio privato di maggioranza relativa presente nella Spa Acquedotto del Fiora. Il privato non può veder ridotti gli utili previsti, per la nota legge del massimo profitto, più si consuma acqua e più questi guadagna. Gli amministratori pubblici, che dovrebbero tutelare i nostri interessi di cittadini e cittadine, intanto  nulla fanno per ridurre le previsioni dei consumi e per realizzare tali risparmi. Si arriva così al paradosso per cui se i cittadini virtuosi riducono i consumi, in quanto sempre più consapevoli della limitatezza della  preziosa risorsa idrica, entrano in conflitto con gli interessi dei privati e vengono penalizzati e scoraggiati. Una ulteriore conferma della necessità che  l’acqua non venga ritenuta una merce, ma un bene comune di tutti.
Per l’acqua stiamo registrando lo stesso fenomeno già denunciato per i rifiuti: così come per i rifiuti non si può far crescere la raccolta differenziata di qualità e il riciclaggio dei materiali, consentendo un notevole risparmio per i cittadini, più occupazione e minore presenza dei tumori, perché altrimenti il soggetto privato non ha più il combustibile da bruciare nei suoi impianti di incenerimento, così per l’acqua non si possono ridurre i consumi.
Invitiamo la stampa ad intervistare i massimi dirigenti politici del PD e PDL di questa provincia, che hanno voluto e sostenuto la privatizzazione dei servizi pubblici, cioè da Sani ad Antichi, dalla Bramerini ad Agresti, affinché spieghino ai lettori come mai il “modello toscano” sia fallimentare per i cittadini, che subiscono le tariffe più alte d’Italia con costanti e forti aumenti, un pessimo servizio e al tempo stesso un aumento delle previsioni dei consumi.

PerUnAltraToscana  – Maremma
Paola Tamanti

Cercheremo di non piegarci a questo ennesimo furto da parte dei soggetti privati, che nei fatti gestiscono il servizio idrico e che hanno garantito il 7% sui capitali investiti, anche sulle previsioni sbagliate dei consumi, alla faccia della legittimazione degli interessi quale compenso dei rischi di impresa, cercando di organizzare il non pagamento degli aumenti proposti.

Roberto Barocci