Cancerogeno fu il giardino

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Questa è la storia di una famiglia che 10 anni fa comprò felice una bella casa in un tranquillo e centrale quartiere di Grosseto, tra lo stadio Olimpico e la zona verde di via Cimabue, dedicata allo sport ed al tempo libero.

Una famiglia che da anni combatte contro la Total, una delle multinazionali del petrolio che ha trasformato l’ampio giardino di quella casa in una minaccia insopportabile: il benzene, in concentrazioni pericolose per la salute, è stato rilevato nei terreni, nelle acque del pozzo e anche nell’aria dentro l’appartamento.

Tutto questo è accaduto perché le perdite di benzina “verde” dai serbatoi interrati del vicino distributore hanno contaminato i terreni e la falda idrica che vi transitava poco sotto.

Se ne era accorta ed aveva documentato il tutto, nel lontano 1990 la famiglia che vi abitava prima di morire ed in tutti questi anni (20) le istituzioni, che dovrebbero tutelare la salute dei cittadini hanno preferito girare lo sguardo.

Tutte le istituzioni dalla locale USL, all’Arpat, al Sindaco, sono state da 20 anni perfettamente informate e documentate dei valori di idrocarburi centinaia di volte superiori ai limiti di legge, ma hanno fino ad oggi consentito che il soggetto responsabile dell’inquinamento, la Total, non eliminasse tutte le fonti inquinanti.

Un giorno un funzionario del Comune mi chiese: “Ma tu che sei comunista, perché ti interessi tanto a questa famiglia borghese?” Rimasi incredulo e sbalordito e seppi solo rispondere con una banalità: che in quella famiglia viveva una bambina…

I dettagli sono stati esposti nella Conferenza Stampa di

Martedì 2 novembre p.v. alle ore 11,30 in Via Masaccio,15

a Grosseto di cui pubblico il comunicato di convocazione:

L’inquinamento della Total di Viale Michelangelo: nuovi sviluppi di una storia già indecente.

Di seguito si dimostrano le omissioni, l’incapacità e l’ignavia delle Amministrazioni comunali, che dal 1990 ad oggi hanno consentito al responsabile dell’inquinamento, la Total Italia Spa, di eludere la legislazione vigente, attraverso una lunga serie di manovre dilatorie, che mettono a rischio la salute dei residenti.

1-Le omissioni:

come si dimostra dagli allegati 1, 2, 3, gli abitanti di Via Masaccio 15 avevano segnalato e dimostrato nel 1990 alla USL responsabile, mediante la produzione di analisi chimiche effettuate dalla dott.ssa Cutini e accertamenti tecnici, che il grave inquinamento in atto non dipendeva da perdite di idrocarburi per riscaldamento domestico. Nel 1993 l’allora sindaco Valentini, ricevette una nota dalla responsabile del Servizio di Sanità pubblica e Tutela Ambientale della competente USL, con la quale si confermava il grave inquinamento in atto e si sollecitava il Sindaco Valentini ad intervenire per eliminare la fonte inquinante.

I 20 anni trascorsi stanno a documentare le gravi omissioni della legge, la quale stabilisce un tempo di pochi mesi per l’eliminazione delle fonti inquinanti, potendosi facilmente identificare tali fonti mediante l’analisi degli additivi normalmente contenuti nelle benzine per autotrazione.

Dopo 12 anni, nel 2002, l’amministrazione Antichi, con Ordinanza n° 47, ordina la bonifica alla proprietaria dell’abitazione di via Masaccio 15, sig.ra Baviello, pur non avendo compiuto analisi sulle componenti delle benzine per autotrazione, sbagliando evidentemente il destinatario.

Nel 2003 la Procura della Repubblica di Grosseto, vedi allegato 4, accerta:

1- la sicura responsabilità della Total nell’inquinamento dei terreni e delle acque di falda con valori delle concentrazioni disciolte di sostanze cancerogene nelle acque superiori i limiti di legge anche 125 volte;

2- l’inquinamento è esteso anche ai terreni adiacenti alla stazione di servizio della Total

3- esistono rischi alla salute della popolazione.

2-Le incapacità:

l’Amministrazione Antichi ha inizialmente limitato la bonifica alla rimozione dei terreni sottostanti la sola proprietà del distributore Total, in violazione di legge che prevede invece l’eliminazione di tutte le fonti inquinanti, approvando nel settembre 2002 un Progetto Preliminare di bonifica assolutamente parziale e contraddittorio. Tant’è che mentre lo approva, al tempo stesso, “prescrive” alla Total di “perimetrare compiutamente l’area interessata dall’inquinamento, non ancora determinata” (all.5).

Poi nel 2004 l’amministrazione Antichi estende la rimozione dei terreni impregnati da idrocarburi anche a quelli sottostanti a Via Masaccio, lasciando tuttavia ancora al loro posto altri terreni impregnati da idrocarburi e collocati a valle idrogeologica degli impianti.

Nel maggio 2010, dopo ben 8 anni dalla precedente prescrizione del 2002, la Conferenza dei Servizi del Comune di Grosseto, senza vergogna, prescrive ancora alla Total: “Ai fini della delimitazione dell’area contaminata (terreni ed acque), le planimetrie dovranno essere ripresentate estendendo le aree potenzialmente contaminate fino al punto di conformità…”(all.6).

3-L’ignavia:

dopo 20 anni dai primi sicuri accertamenti di pericolo per la salute pubblica, il principale responsabile oggi della Salute dei cittadini, il sindaco Bonifazi, accoglie le ambigue considerazioni del dott. Spagnesi, dirigente USL, il quale fa mettere a Verbale (all.6) che“…considerati i tempi di realizzazione del progetto stesso, nonché quelli di esposizione pregressa, al fine di ridurre le probabilità che il rischio degli effetti nocivi si concretizzi in manifestazioni cliniche avverse, ritiene necessario che la famiglia Tarsi sia compiutamente e formalmente informata dei rischi presenti e raccomandato di non abitare nell’appartamento on site per il tempo necessario alla conclusione della bonifica del sito.” .

A fronte dell’opposizione esplicita della Total, che dichiara ancora di non ritenersi responsabile dell’inquinamento e che, con un ricorso amministrativo, strumentalizza l’ambiguo termine di “raccomandazione” per non farsi carico del temporaneo trasferimento dei residenti a rischio, il sindaco Bonifazi ancora oggi evita di esprimersi chiaramente sul tema, non emettendo quelle ordinanze che la legge e l’etica pretendono, obbligando cioè la Total a farsi carico di tutti gli oneri di bonifica e dei costi per la residenza transitoria dei soggetti a rischio.

Roberto Barocci,

Forum Ambientalista Grosseto

Ma quale gara?

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Disponibile QUI (in formato .pdf) la relazione letta e proiettata ai giornalisti nel corso della conferenza stampa di sabato scorso 2 ottobre, perché si ritiene che bandire una gara pubblica (quella dell’ATO SUD per scegliere il gestore dei servizi di smaltimento rifiuti) sulla base di quantitativi esagerati, che solo alcuni sanno essere non veritieri, sia un modo non legittimo di selezionare il gestore.

Ecco sintesi dell’intervento:
La Conferenza stampa del 2 ottobre 2010 verte sull’esame delle scelte politiche erronee e incoerenti in materia di rifiuti che sono indubbiamente e oggettivamente a vantaggio di soggetti privati e a danno della collettività.

Nel 2002 era vigente Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 (Decreto Ronchi). Il primo errore, non accettabile, che fu fatto a quel tempo è contenuto nel Piano Provinciale approvato dalla Giunta Scheggi nel 2002 e contenente le previsioni, circa le produzioni di rifiuti e il fabbisogno impiantistico, dal 2002 al 2006. A pag.59 del Piano si hanno per ciascun anno in tonnellate previsioni in evidente contrasto con la legge di allora. La mancata attuazione delle politiche per conseguire la riduzione dei rifiuti è presumibilmente dovuto ad una scelta ideologica di tipo liberista: cioè la presunzione che possa essere prevista una crescita dei consumi, più che proporzionale, in una terra con risorse limitate.

Questo errore è tipico della cultura fondata sulla crescita illimitata dei consumi e delle produzioni. La crisi, non prevista, nel 2006 ferma la crescita dei consumi e cala la produzione dei rifiuti.

Si leggano a pag. 60 del Piano Provinciale del 2002 le scelte quantitative fatte, prive di una qualunque motivazione esplicita: ecco che il primo errore non giustificato e in violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali è quindi dovuto alla presunzione che la crescita della produzione di rifiuti registrata negli ultimi anni ’90 , passata da 123.025 t del 1997 a 139.487 t del 2001, pari al 3,19% medio annuo (2), potesse essere incrementata negli anni 2000, addirittura con una crescita a un tasso medio annuo del 5%. Questa scelta incoerente ed errata non viene motivata. Il secondo e terzo errore sono invece del 2006 e del 2008. Nel 2006 il Piano Industriale Rifiuti Urbani dell’ATO 9 rifiuti, non corregge l’errore contenuto nel Piano provinciale del 2002 e pone delle domande scontate e ragionevoli: Perché non si accorgono dell’incoerenza e dell’errore nel mancato rispetto delle previsioni di legge?
Provvede il Piano straordinario dell’Area vasta ATO SUD del 2008? Non solo non rispettano le linee programmatiche della Comunità Europea e del Parlamento Nazionale, ma neppure viene rispettata la programmazione nel frattempo prodotta dalla Regione Toscana e, cosa davvero INCREDIBILE, non si sono accorti che il mondo dei consumi non cresce più. Infatti nell’anno precedente, 2007, la Regione Toscana vara il Piano Regionale di Azione Ambientale, che per l’appunto vorrebbe essere di “AZIONE”: In linea con gli indirizzi nazionali ed europei, la Toscana si pone l’obiettivo di ridurre la produzione complessiva di rifiuti urbani e speciali, per invertire la preoccupante tendenza alla crescita registrata negli ultimi anni. Per quanto riguarda i rifiuti urbani, l’obiettivo sarà ridurre del 15% entro il 2010 la produzione rispetto ai dati del 2004. Il Piano Straordinario del 2008, richiama il Piano Industriale del 2005, che a sua volta, come abbiamo visto, rimandava al Piano Provinciale del 2002, che a sua volta aveva gonfiato i dati delle crescita registrata negli anni ‘90 dal 3 a 5%. Si ripete l’errore fino al 2013.

L’ATOSUD in modo errato e incoerente, rispetto alle norme a vantaggio della collettività, programma ancora una crescita.
Ma, DOVE ci saranno poi queste quantità? La realtà della crisi, del calo dei consumi e delle produzioni nella città di Grosseto del 2007, 2008 e 2009 continua a smentirli: la riduzione della produzione dei rifiuti dal 2009-2005 = -16.6% con un trend costante, fa saltare tutte le previsioni di impiantistiche programmate e contenute nella Convenzione ATO/UNIECO.
PERCHE’ ALLORA nel bando di gara pubblica per la prossima selezione del gestore unico del servizio si è posta una quantità di produzione di rifiuti non corrispondente alla realtà?

UNIECO nell’inceneritore di Scarlino vuole bruciare (DA NOVEMBRE 2010) 120.000 t/anno di CDR e, nell’impianto delle Strillaie, UNIECO ha voluto garantito in Convenzione per 27 anni un quantitativo ordinario di 91.469 t/anno di indifferenziato e 27.512 t/anno di organico. Quantità molto superiori alle ipotesi fatte nel rispetto dell’interesse pubblico. E’ evidente che la raccolta differenziata e la riduzione delle produzioni non sono coerenti con l’interesse di UNIECO.

ECCO FORSE LA SPIEGAZIONE DEL PERCHE’ sabato scorso si è presentato in sede di Assemblea dell’ATO un Addendum peggiorativo alla Convenzione, gia stipulata in maniera scellerata per aver vincolato per 27 anni le comunità locali ad un elevato quantitativo di conferimento di indifferenziato?
Allora l’ATO/SUD quali interessi persegue, quando ripetutamente sbaglia le previsioni quantitative e, in modo incoerente, non persegue l’obiettivo della riduzione della produzione dei rifiuti? Esaminando anche solo Grosseto: cosa succederebbe se si rispettasse l’obiettivo dato dalla legge italiana di arrivare al 65% di raccolta differenziata? E se si realizzasse in tutta la provincia quello che Barbanella ha fatto in un anno, cioè il 77% di raccolta differenziata?

Il principale problema, è che da una parte il soggetto privato UNIECO deve rientrare degli investimenti, dall’altra gli amministratori che hanno SBAGLIATO PREVISIONI (insieme al soggetto privato) DEVONO continuare un PERSEVERARE DIABOLICO per non ammettere una scelta politica sbagliata nel mondo che cambia, e per questo pensano di dover e voler continuare a sostenere uno scellerato errore di PREVISIONE INIZIALE a completo danno e facendo pagare tutto alla collettività.

Roberto Barocci