Tre probabili cause di inquinamento di Arsenico nelle acque potabili

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Sabato 12 maggio nella sala consiliare del Comune  di Castel del Piano si è svolto un convegno su  “Arsenico e acqua potabile: tra limite normativo e rischi per la salute” organizzato da SOS Geotermia.

Invitato a relazionare ho prodotto e consegnato alla Stampa una serie di documenti, che smentiscono chiaramente i tentativi di ARPAT di manipolare una realtà documentata.

Il titolo della relazione, accompagnata da diapositive che vengono pubblicate è stata: “Perchè danno informazioni errate? Perché non vogliono o non possono rimuovere le tre probabili cause di inquinamento di Arsenico nelle acque potabili?”.

 


Successivamente alle feroci polemiche e sempre incomplete risposte dei Sindaci, SOS Geotermia ha diffuso e consegnato alle redazioni locali i documenti  citati nel seguente pdf e sul sito web SOS Geotermia.

Studi sulle falde idriche di Scarlino

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Le diapositive che trovate in “Studi sulle falde idriche di Scarlino” (power point da 38 Mb) testimoniano una condizione che le pubbliche amministrazioni, Comune, Provincia e Regione Toscana non hanno voluto accertare.

I dati ed i testi delle diapositive  sono state tratte dai seguenti documenti pubblici:

  1. Studio Tanelli dell’Università di Firenze- anno 2005, commissionato da Arpat e Regione Toscana;
  2. Studio Tiezzi dell’Università di Siena- anno 2002, commissionato da Comune di Scarlino e Provincia di Grosseto;
  3. Studio Arpat di Grosseto- anno 2001;
  4. Studi per la caratterizzazione delle bonifiche, anni 1997-1999,commissionati da ENI e presentati al Comune di Scarlino.

Questi documenti testimoniano una condizione che le pubbliche amministrazioni, Comune, Provincia e Regione Toscana non hanno voluto accertare.

In particolare testimoniano:

  • l’esistenza di una falda superficiale fortemente inquinata da attività industriali, che nella stagione umida porta il suo livello superiore a contatto con la superficie dei terreni agricoli. L’area della falda inquinata non è stata mai delimitata in nessuno dei vari Progetti definitivi di bonifica, approvati dagli Enti locali, in violazione della legge;
  • il reticolo idraulico di superficie distribuisce nella stagione umida l’arsenico disciolto nella falda superficiale in tutta la parte di terreno racchiusa dalle due barriere idrauliche, sopraelevate rispetto al piano di campagna e realizzate in epoche molto recenti: il Canale allacciante a destra e l’alveo del Pecora e canale di scarico Solmine a sinistra. Le due suddette barriere idrauliche contengono l’inquinamento al loro interno;
  • all’esterno delle due barriere idrauliche non c’è traccia di inquinamento sia nei terreni, sia nelle falde idriche, smentendo ogni ipotesi di naturalità del fenomeno, qualora non bastasse l’evento unico sulla terra di Arsenico che sarebbe andato a Scarlino in soluzione acquosa in assenza di alte temperature;
  • la falda inquinata superficiale finisce in mare a pochi metri dalla costa o nell’area umida protetta a ridosso della costa;
  • sono accertati depositi di pirite non rimossi e collocati anche fuori dei confini delle varie proprietà e altre fonti inquinanti non rimosse. A tutt’oggi tutte le fonti inquinanti della zona (depositi di ceneri di pirite interrate) non sono state ancora individuate;
  • le prescrizioni date dalla Provincia di Grosseto in sede VIA rimandano alle procedure di bonifica approvate dal Comune di Scarlino e dalla stessa Provincia, le quali, a loro volta, rimandano la bonifica delle falde idriche al 2020!

Anche la Magistratura esprime forti dubbi sull’operato degli Enti locali come riporta Il Tirreno del 5 Novembre 2009 (vedi anche la versione pdf gip-archivia-ma.pdf 250 Kb)