Rifiuti: Centrodestra e Centrosinistra, le scelte sui rifiuti non cambiano

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Registrare un fallimento del nostro lavoro non è cosa lieve. Non è la prima volta, ma lo faccio oggi con molta più fatica.

Giovedì scorso, 27 ottobre 2016, una delegazione dell’ISDE provinciale, di cui facevo parte, ha incontrato e dialogato con la nuova Assessora all’Ambiente del Comune di Grosseto, la dott.ssa Simona Petrucci, per segnalarle una serie di emergenze ambientali e sanitarie. Tra queste emergenze c’era la richiesta di estendere velocemente la raccolta dei rifiuti con il metodo porta a porta a tutta la città. Richiesta storica per i nostri movimenti, fortemente radicata, perché nel corso degli ultimi dieci anni ne è stata verificata l’efficacia con i dati tecnici/comparativi di autorevoli studi (ad esempio bocconi-massarutto) e con le esperienze più virtuose del mondo avanzato, da San Francisco all’Australia.

L’incontro ci ha dato la possibilità di verificare le motivazioni e lo spessore alla base di alcune scelte della nuova Giunta comunale in materia di gestione dei rifiuti urbani, scelte che vanno nella direzione opposta alla nostra, comunicate su “La Nazione” e “Il Tirreno. La speranza che tali comunicazioni fossero esagerazioni giornalistiche è stata subito cancellata dalle parole dell’Assessora, che ha confermato : “Abbiamo constatato che l’esperimento del porta a porta è drammaticamente fallito” (vedi anche Il Tirreno”dello stesso giorno, giovedì 27 ottobre).

Perché fallito? Circa le quantità di raccolta differenziata realizzate con il porta a porta nel quartiere di Barbanella, avevo portato con me i dati lusinghieri, prodotti dal Comune di Grosseto, relativi agli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 (per il 2014 e 1015 i dati, richiesti, non mi sono stati forniti perché la Giunta Bonifazi/Tei decise di eliminare il lavoro dell’unico (!!!) funzionario comunale addetto al Servizio rifiuti urbani e relativo rilevamento dei dati). I dati in nostro possesso forniti all’Assessora, che però non li ha voluti vedere, nonostante che avesse detto che non li conosceva, potevano facilmente smentire quanto la stampa aveva riportato. Se si registra che si differenzia oltre il 70%, significa che c’è una risposta positiva e che non risulta vero che “la maggior parte delle persone non fa più il porta a porta” ( vedi “Il Tirreno” del 24 ottobre 2016).

Pertanto la prima domanda che mi è stato consentito di farle è stata quella di sapere su quali dati, più recenti dei miei, la nuova Giunta avesse fondato il suo parere. L’Assessora ha risposto che non aveva i dati del 2014 e 2015 e, poco prima, aveva già detto di non conoscere i dati degli anni precedenti, perché non esisteva più un Ufficio che in Comune si occupava di rifiuti, ma che il suo parere era fondato su quanto le persone incontrate nelle assemblee di quartiere gli avevano riferito. Ma dalle foto di tali assemblee, che la Stampa ha pubblicato, non risultano presenti più di una trentina di persone, per lo più molto anziane.

I dati da me presentati a qual tavolo dicono che a Barbanella, dopo solo un anno dall’introduzione del porta a porta, si era superato il 70% di R.D e negli anni successivi si era arrivato al 77%, facendo registrare un’ottima qualità, con un incremento notevole del valore commerciale di tali raccolte, essendo il loro prezzo in relazione esponenziale alla fascia di purezza, ovvero alla assenza di materie diverse da quelle selezionate.

Come tutti voi ricorderete, non siamo mai riusciti ad avere dalla Giunta Bonifazi i valori economici dei materiali raccolti con il porta a porta, nonostante le norme di legge prevedano che le entrate dalla vendita dei materiali recuperati fossero quantificate, comunicate e portate in tariffa, e nonostante che l’ex assessore al Bilancio, Borghi, ci avesse pubblicamente dato ragione. In un primo momento l’ex assessore Tei disse che tali entrate le avevano lasciate con una Convenzione al gestore, poi disse che tali raccolte le mischiavano con quelle provenienti dai cassonetti stradali, per migliorare la qualità di quest’ultimi, che altrimenti le industrie rifiutavano.Un esempio dell’incapacità e inefficienza amministrativa! Ma ritornare ai cassonetti stradali è una

scelta che ha la stessa natura ed è anche un nostro fallimento. E’ infatti risaputo che raccolte differenziate con i cassonetti stradali non danno risultati accettabili, poiché non c’è la nessuna possibilità di evitare che qualche cittadino, poco attento o poco responsabile, deponga un sacco contenente rifiuti eterogenei oppure non accuratamente separati in casa, oppure non corrispondenti alla frazione raccolta in quel cassonetto. Sono sufficienti pochi errori del genere per svalutare tutto il materiale raccolto nel cassonetto. Tant’è che alla domanda circa quali modelli l’assessora intendesse imitare, la risposta è stata la città di Verona (si veda anche “Il Tirreno” del 24 ottobre). Ma Verona ha dovuto introdurre il porta a porta nel 2015 perché i risultati erano molto inferiori a quelli di legge. Infatti il Piano provinciale della provincia di Verona vigente dal 2010 aveva già previsto la difficoltà di raggiungere con i soli cassonetti stradali le % di legge di R.D., attestandosi attorno al 44%. E poiché il gestore Amia di Verona gestisce anche un inceneritore di rifiuti urbani in loc. Ca’ del Bue, è nota la resistenza di tali gestori a privarsi del combustibile necessario agli impianti di incenerimento. Il grafico sopra, che indica la % massima raggiungibile con  i vari tipi di raccolta, è stato riportato dal gestore della attigua provincia di Padova. La massima % di raccolta differenziata raggiungibile con cassonetti stradali, ma anche con elementi di raccolta differenziata domiciliare, è del 45% e questa realtà è stata documentata anche in molte altre realtà italiane.

Inoltre il tema della qualità della raccolta differenziata è al centro dell’ultimo Rapporto ANCI/CONAI del 2015, prodotto dall’Osservatorio degli Enti Locali sulla Raccolta Differenziata. Infatti, all’obiettivo di legge del 70 % di raccolta differenziata si è aggiunto quello più significativo, introdotto da una direttiva CEE, del 50% di effettivo avvio al riciclo e tale studio evidenzia come la percentuale di raccolta differenziata in Italia sia cresciuta nell’ultimo anno del 3,32%, mentre quella dell’effettivo avvio a riciclo ha fatto registrare solamente un +1,77%. Il rapporto evidenzia un aumento della quantità dei materiali conferiti ai Consorzi del Conai e successivamente reimmesso nei cicli produttivi, a prova di una consolidata attitudine dei cittadini alla separazione delle matrici recuperabili; ciò nonostante, si assiste a un leggero peggioramento della qualità dei materiali stessi, a testimonianza di quanto sia importante continuare a informare i cittadini sulle corrette pratiche da seguire nella raccolta differenziata.

Abbandonare il metodo di raccolta porta a porta sarà quindi rovinoso per la città di Grosseto in termini di % di raccolta differenziata, % di avvio al riciclo e costi del servizio. A poco serve l’introduzione del cassonetto stradale con il meccanismo di apertura mediante tessera sanitaria, sia perché a Verona, nonostante l’esistenza di tali cassonetti, hanno dovuto estendere6 la raccolta porta a porta, sia perché nessuno, tranne la presenza sul posto di un pubblico Ufficiale, può verificare l’omogeneità dei materiali depositati. Tant’è che anche l’Assessora ne è consapevole e collega tale scelta alla necessità di reprimere con sanzioni e multe i cittadini, utilizzando i vigili urbani: “Sono quattro i verbali contestati ad altrettanti cittadini che non conferivano i rifiuti differenziabili negli specifici cassonetti, ma in quello indifferenziato” (“Il Tirreno” del 27.10.16). Non essendoci un obbligo esclusivo a differenziare e avendo la disponibilità di un cassonetto di indifferenziato, risulterà enorme il contenzioso che verrà generato da queste scelte e sintomatico che il nuovo Dirigente all’Ambiente della città di Grosseto sia l’attuale comandante dei vigili urbani.

Ma l’esperienza e il buon senso raccontano che la modalità per ottenere risultati positivi non è certo la repressione, ma il consenso e la partecipazione dei cittadini. Rammento che quando nel 2009 l’Amministrazione decise di partire a Barbanella con la raccolta porta a porta, oltre alle numerose assemblee pubbliche nel quartiere, si costituì un gruppo di volontari formato da 31 cittadini, che insieme agli operatori dell’azienda di raccolta rifiuti, tennero aperto nel quartiere, per 4 mesi e per complessive 424 ore, lo sportello informativo sia per la consegna dei kit, dei calendari ritiro sacchetti, sia per le spiegazioni al fine di effettuare la corretta separazione dei rifiuti. Anche allora incontrammo l’ostilità di qualche cittadino, che si opponeva al cambiamento in nome della loro libertà all’interno delle proprie abitazioni, della scomodità di dover conservare nei terrazzi i bidoni, del disprezzo verso gli ambientalisti, che s’inventano il cambiamento climatico…, ma era un’esigua minoranza reazionaria e spesso ottusa.

Anche l’assessora Petrucci, forse consapevole della scarsa consistenza culturale di tali opposizioni, ha infine cercato di giustificare la scelta del ritorno ai cassonetti stradali parlando della necessità di ridurre i costi, ma ci ha quantificato i soli costi della Raccolta, richiesti da SEI Toscana.

E’ noto che, prendendo in esame i soli costi della Raccolta, le spese si riducono con i cassonetti stradali, ma questo confronto è scorretto, perché parziale. Quando ho replicato che nel conteggio corretto vanno considerati anche le minori spese per lo smaltimento della ridotta frazione non differenziata e le maggiori entrate per la vendita di materiali di maggiore purezza, producendo l’unico calcolo di analisi costi/benefici, fatto dal Coseca nel 2011 sui dati di Barbanella (il quale dimostrava che il costo del porta a porta di Barbanella, inizialmente di euro 830.000 per la raccolta, a fine anno sarebbe sceso ad euro 187.000, minore del costo precedente con i cassonetti stradali), la risposta è stata inconsistente, non entrando nel merito dei conteggi, quanto emblematica: “oggi dobbiamo fare i conti con SEI Toscana e non con il Coseca”.

A voler estrapolare tale risposta essa potrebbe aver voluto dire che in SEI Toscana ci sono ben rappresentati gli interessi dei proprietari sia degli inceneritori, sia del gestore delle Strillaie, i quali debbono lavorare e bruciare quantità costanti di rifiuto indifferenziato.…e infatti non si è parlato di rimuovere la Convenzione con le Strillaie e tutti gli altri temi delle nostre proposte, già inoltrate all’Assessora.

Il colloquio “costruttivo” con questo Centrodestra mi sembra altrettanto chiuso per questi prossimi anni, come in fondo lo è stato con la Giunta Bonifazi del Centrosinistra e non ci rimane che un’opposizione ferma e decisa.

Roberto Barocci,

Forum Ambientalista Grosseto

 

 

La Solemme Spa (gruppo Acea) a Monterotondo M.mo falsa i dati

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Ieri si è svolto a Monterotondo M.mo un Convegno, organizzato dalla locale lista di minoranza in Consiglio comunale, la quale ha chiamato diversi relatori (vedi  Locandina CONVEGNO). Il Convegno ha avuto come oggetto l’impianto che la soc. Solemme Spa del gruppo Acea ha intenzione di realizzare  in quel comune.

Il tentativo della Solemme Spa,  per  superare l’opposizione che una parte della popolazione locale ha fatto in passato e sta facendo,  è stato quello di produrre una documentazione fuorviante e accreditare l’idea che il suo impianto sia finalizzato alla produzione di compost e che sia di pubblica utilità, perché inserito nella Pianificazione dell’ATO-Sud. Non è vero e lo abbiamo dimostrato. In realtà non è utile alla collettività e non è inserito nella pianificazione pubblica. E’ concepito per essiccare  diverse decine di migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione delle acque nere, per poi avviarli all’incenerimento: quindi è un  impianto per incenerire fanghi.

Qualora le pubbliche amministrazioni scegliessero dopo aver compiuto analisi costi/benefici, si troverebbe che l’incenerimento dei rifiuti è la soluzione meno conveniente e che l’alternativa per lo smaltimento dei fanghi di depurazione sarebbe quella della fitodepurazione in tutti i luoghi di produzione dei fanghi, oppure del loro diffuso, ma modesto impiego, negli stessi luoghi di produzione dei fanghi e all’interno degli impianti di produzione di compost, senza una loro forte concentrazione, che inevitabilmente li avvia all’incenerimento e all’incremento delle nano patologie.

Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto

 

 

Un premio “Nobel” venerdì prossimo a Grosseto

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Quanti politici e amministratori pubblici in Italia parlano di sostenibilità ambientale?
Quanti cittadini sono preoccupati dei cambiamenti climatici?
Li invitiamo tutti ad ascoltare le proposte e le scelte di Rossano Ercolini, unico italiano a ricevere il premio internazionale Goldman, il “nobel” per la difesa dell’Ambiente, finalmente a Grosseto, Venerdì prossimo, ore 16,30, Sala Pegaso, piazza Dante .
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Trasferite tonnellate di Arsenico con le ceneri di pirite, commercializzate senza prescrizioni

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La Nuova Solmine Spa di Scarlino, produttrice di acido solforico, negli ultimi anni ha trasferito un milione e mezzo di tonnellate di ceneri di pirite in altri luoghi d’Italia. Tale rifiuto è pericoloso, perchè capace di cedere, se lasciato sotto la pioggia in ambiente umido e leggermente acido, come nel sito Gr 66, diversi metalli tossici e nocivi, tra cui arsenico. Poichè è stato ceduto non come rifiuto, ma come materiale liberamente commerciabile, quindi senza prescrizioni, è necessario  sapere con urgenza dove è stato collocato, per evitare che rilasci altro arsenico nell’ambiente.

L’arsenico è elemento cancerogeno di I^ classe, secondo lo IARC, e ne sono sufficienti 10 microgrammi per rendere un litro d’acqua non potabile; una tonnellata di arsenico rende non bevibile 100 milioni di metri cubi di acqua, mentre con quelle ceneri sono state trasferite centinaia di tonnellate di arsenico. Le  acque di falda, che transitano oggi sotto il deposito di ceneri al Casone di Scarlino, ricevono costantemente arsenico e l’ARPAT vi ha  registrano recentemente un dato medio di oltre  mille microgrammi per litro, cento volte i limiti di legge.

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Giugno 2014, sullo smaltimento rifiuti ancora il primato dell’incenerimento contro gli interessi collettivi

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Sappiamo dai dati di Bilancio di molti Comuni italiani, pubblicati e convalidati dal Ministero dell’Ambiente, che sono notevolmente aumentate le entrate collegate alle raccolte dei rifiuti urbani con il sistema del porta a porta, grazie alla vendita delle materie prime recuperate dai rifiuti. Infatti, con tale sistema di raccolta, oltre ad aumentare le quantità di carta, cartone, vetro, plastiche e metalli recuperati, sono migliorate le loro qualità e le industrie oggi pagano, in media, secondo la convenzione Anci/Conai (vedi gli allegati tecnici), da dieci a cento volte tanto le partite di rifiuti che contengono una modesta frazione estranea. Viceversa, con i cassonetti stradali il materiale raccolto non ha spesso valore commerciale per la presenza in esso di frazioni estranee.

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