Una realtà e uno Studio che non possono essere censurati

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Sintesi della Conferenza Stampa del 29.9.2011 a Follonica Sala Consiliare Comune di Follonica, convocata dal Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino.

“Una realtà e uno Studio che non possono essere censurati” è il titolo di un appello relativo ad uno Studio sui temi dell’inquinamento delle falde idriche della pianura di Scarlino/Follonica, commissionato dalla Provincia di Grosseto e dal Comune di Scarlino.

Roberto Barocci del Forum Ambientalista, con il contributo del geologo Lodovico Sola, ex dirigente tecnico della Rimin, società di ricerche minerarie, ha commentato lo Studio, realizzato dal prof. Alessandro Donati, docente di Chimica ambientale nell’Università di Siena e dalla dott.ssa Alessandra Biondi, già funzionaria presso l’Arpat di Grosseto.
L’inquinamento più pericoloso, come è noto, è quello relativo all’Arsenico, ma è emerso anche quello relativo alla forte presenza del Manganese, collegato alle discariche dei gessi.
I risultati di tale Studio, presentato nell’aprile scorso, ma finora mai divulgato, sono clamorosi.
Secondo gli ambientalisti vi trovano conferma le loro tesi, che finora gli stessi Enti locali non avevano mai accolto. La prima notizia è che le opere di bonifica finora eseguite e certificate dagli Enti locali, comprese le opere di messa in sicurezza delle falde idriche che transitano sui siti industriali, non sono in grado di ridurre l’inquinamento delle falde stesse. Infatti è statisticamente dimostrato dai dati, rilevati anche negli anni successivi alla conclusione dei lavori di bonifica delle superfici e di messa in sicurezza delle falde, che tale inquinamento è statisticamente costante nel tempo e che, pertanto, non tutte le fonti inquinanti sono state rimosse. Dalle elaborazioni statistiche emerge inoltre che non ci sono più dubbi sull’origine antropica e industriale dell’inquinamento. Gli Autori dello Studio hanno inoltre finalmente individuata e delimitata l’area della prima e seconda falda inquinata e la loro estensione comprende tutta l’area delimitata ad est dal fiume Pecora, ad ovest dal Canale Allacciante e a nord dalla vecchia statale Aurelia. E’ la prima volta che ciò avviene, dopo 18 anni dall’inizio delle procedure di bonifica, quando la legge prevede invece solo pochi mesi.•E’ stato segnalato che la prima falda nella stagione umida sale in superficie, distribuendosi nella rete dei canali di scolo dei terreni agricoli. Tali canali pertanto diffondono l’inquinamento nei terreni circostanti.
Tuttavia i canali di scolo interessati da questo inquinamento sono limitati da tre barriere geologicamente molto recenti, insormontabili, perché collocate a quote più alte dei terreni stessi: il canale Pecora/Solmine a sinistra, il canale Allacciante a destra, la statale Aurelia a nord.
Ma l’inquinamento più accentuato, anche molte centinaia di volte superiore ai limiti di legge è nelle immediate vicinanze degli impianti a conferma di tutte le valutazioni statistiche e analitiche, che dimostrano che le fonti di inquinamento sono dovute a rifiuti interrati nelle aree industriali o nelle sue immediate vicinanze, ancora da individuare e ancora da rimuovere.

Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto