L’Arpat chiede rettifiche a Report

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L’Arpat chiede rettifiche, ma troppi documenti testimoniano gli errori. Rendo pubblica la lettera inviato in riferimento alla nota pubblicata il 30 maggio 2007 sul sito internet dell’ARPAT in merito alla trasmissione REPORT sul caso Merse.

Al Direttore Generale dell’ARPAT, Sonia Cantoni. Via Porpora, 22. 50144 Firenze
E p.c.:
Alla Redazione di Report-Rai 3,
all’Assessore regionale M.Artusa,
Al Commissario per il Merse,
al Forum Ambientalista Toscano,
Italia Nostra, WWF,
Greenpeace.

Grosseto 3 giugno 2007

Oggetto: nota pubblicata il 30.5.2007 sul sito internet dell’ARPAT in merito alla trasmissione REPORT sul caso Merse.

Un giornalista di Report, che qualche mese fa mi aveva intervistato sulle vicende dell’inquinamento del fiume Merse e al quale avevo mostrato e fatto leggere tanti documenti che giustificavano le mie affermazioni, mi ha chiesto copia di tali documenti, in quanto l’ARPAT avrebbe chiesto loro una rettifica (file pdf ARPAT) a quanto detto dal sottoscritto nella trasmissione andata in onda domenica 27 maggio scorso (reperibili su sito rai.report.it). Niente di male, se questa richiesta fosse avvenuta per la prima volta.
Ma in verità questa è la quarta volta che dirigenti dell’ARPAT, successivamente a dichiarazioni rilasciate dal sottoscritto in pubblico sul tema, chiedono rettifiche e/o la produzione di documenti che possono confermare quanto da me sostenuto.
Lo hanno già fatto per lettera il dott. Silvano Giannerini, ex Responsabile del Dipartimento ARPAT di Grosseto il 28.8.2001, poi il dott. Lario Agati, Direttore Tecnico Regionale ARPAT, il 23.9.2003. Ad entrambi ho fornito ampia documentazione digitale e cartacea, capace di documentare alcuni gravi errori dell’ARPAT.
Lo ha fatto anche il dott. Lippi, ex Direttore Regionale, immediatamente dopo un mio intervento nel palazzo della Provincia di Grosseto in data 14.12.2001, quando disse in pubblico che avrebbe provveduto a verificare l’opportunità di avviare una azione giudiziaria nei miei confronti. Ho riferito anche a lui i fatti e i documenti, che mi consentivano allora di affermare che i dirigenti ARPAT hanno commesso molti errori, anzi troppi. E infatti quell’azione legale non ha mai avuto corso.
Non solo: oggi alla luce dei documenti resi noti dalla Magistratura penale di Grosseto, che ancora sta indagando sul caso con avvisi di garanzia a quattro dirigenti ENI, quanto da me trovato e pubblicato è ben poca cosa rispetto a quanto depositato agli atti di quel procedimento. Scrive il P.M. al GIP del Tribunale di Grosseto il 9.1.2003: ” L’inadeguatezza dell’operato delle predette pubbliche amministrazioni fa legittimamente sorgere sospetto di collusioni e quindi di abusi commessi per favorire la realizzazione dello scellerato progetto.”

Lo scellerato progetto (doc1.pdf 115kb), di cui parla il magistrato è delineato dallo stesso in altra parte di tale documento ed è quello di aver concepito il deposito nelle cavità della miniera di Campiano, poi allagata, delle ceneri di pirite, rifiuto già classificato come tossico e nocivo dalle locali USL (doc2.pdf 160 kb) e la cui natura era sicuramente nota ai dirigenti ARPAT (al tempo dirigenti USL doc6.pdf 149 kb e doc7.pdf 193 kb).

Ma successivamente alle autorizzazioni a quel deposito, sono seguiti tanti altri errori, ad esempio quando, in fase di approvazione del Progetto di Bonifica del cantiere Ribudelli e dell’ingresso nella miniera di Campiano, i suddetti dirigenti ARPAT evitarono di prescrivere indagini sulla qualità delle falde idriche e delle acque di miniera, nonostante fossero stati sollecitati con segnalazioni specifiche e puntuali dalle amministrazioni pubbliche competenti. Eppure quei dirigenti sapevano che se quei rifiuti fossero venuti a contatto con le falde sotterranee avrebbero rilasciato nell’acqua metalli pesanti in quantità elevatissime e pericolose per la vita dei corpi idrici recettori circostanti.

Tutto ciò avveniva in un momento in cui la miniera si stava allagando e non erano ancora fuoriuscite sul Merse le acque avvelenate, cioè in un momento in cui il disastro si poteva evitare e le prescrizioni date dalla Regione, di mantenere asciutta la miniera, non erano state rispettate. Per i documenti, che confermano quanto sopra, potete richiederli ai dirigenti ARPAT sopra rammentati, ai quali li ho già consegnati. Ma tra i tanti errori documentati dalla Magistratura, merita che si sappia quanto segue, a futura memoria. Quello stesso P.M., di cui sopra, ha depositato agli atti del procedimento penale n° 01/3325 una copia manoscritta degli appunti, relativi ad una riunione ufficiale della Commissione Tecnica Regionale, in cui dalla dott.ssa Pittaluga, verbalizzante la suddetta riunione, riporta il suggerimento che lo stesso dott. Silvano Giannerini avrebbe espresso in quella sede e, come tale, annotato nei suddetti appunti dalla verbalizzante, per fornire parere alla Regione su dove collocare i rifiuti tossici e nocivi in questione: le ceneri di piriti. Anziché indicare discariche autorizzate, impermeabili e isolate, come voleva la legge vigente, che non consentiva deroghe per i rifiuti classificati come tossici e nocivi, il dott. Silvano Giannerini avrebbe suggerito di collocare le ceneri nel corpo sopraelevato, rispetto al piano di campagna, della superstrada Livorno-Grosseto, ma non nel tratto di Braccagni. Si legge nel manoscritto dalla verbalizzante: ”Giannerini: Zona Braccagli- non c’è problema di inquinamento da arsenico. Utilizzare allora solo per le zone dove è già inquinamento” (doc3.pdf 88 kb).

Avete letto bene! Tutta la riunione si è svolta, stante quegli appunti, intorno al tema che tali materiali erano tossici e nocivi e, allo stesso tempo, si stava discutendo di collocarne migliaia di tonnellate nel corpo centrale del rilevato della superstrada, ma l’esperto avrebbe suggerito, sempre secondo la verbalizzante, di collocarlo solo in un tratto limitato delle Colline Metallifere, dove già era stato segnalato un inquinamento da Arsenico Sta di fatto che tali rifiuti, anzichè finire in discariche a norma di legge, isolate e impermeabili alle acque, finirono con autorizzazione regionale nella miniera di Campiano, ancora con il consenso dei responsabili locali in materia di tutela ambientale, in un luogo dove erano già state intercettate falde idriche con gli scavi minerari e dove gli stessi dirigenti USL avevano già segnalato un inquinamento da Arsenico, tant’è che avevano già prescritto all’ENI la realizzazione di un impianto di trattamento delle acque in uscita dalla miniera. Essendo i Dirigenti ARPAT ben informati e documentati dal sottoscritto, la Vostra azione può assumere significati di tutt’altro segno, rispetto a quello della doverosa difesa dell’Azienda stessa.

Tuttavia, vista la nota pubblicata in questi giorni sul vostro sito internet, che riporta un lungo elenco, stranamente incompleto, di lettere scritte da ARPAT nel 2001, ma che non riporta proprio la prima, quella su cui si fonda la frase riferita da REPORT, sono costretto con la presente a informarvi formalmente che la frase riportata dal servizio televisivo, quando si afferma che l’ARPAT si era sbagliata nel certificare che le acque in uscita dalla miniera erano idonee all’allevamento dei pesci, è scritta nella nota del 9.5.2001 prot. n° 2691 inoltrata al Sindaco di Montieri e a firma del dott. Silvano Giannerini, dove si legge:” …si ritiene che al momento non emergono segni di rischio ambientale in quanto le concentrazioni delle sostanze tossiche analizzate risultano inferiori ai limiti previsti per le acque dolci superficiali idonee alla vita dei pesci salmonicoli e ciprinicoli.” .
Ma dai dati delle analisi allegate alla nota suddetta (vedi ”Analisi acque cantiere Ribudelli, miniera di Montieri- uscita galleria”, prot.n° 1382/3 del 26.4.2001), si deduce che sul Merse si stava da settimane scaricando acqua con pH 4,04 e che i valori erano, rispettivamente, 97 volte superiori ai limiti di legge per l’Arsenico, 7 volte per il Cadmio, 3 per il Ferro, 400 volte per il Manganese, 8 per il Piombo, 2 per il Rame e 6 e lo Zinco! Stranamente, nella vostra ricostruzione, in questi giorni pubblicata sul sito internet di ARPAT, questa nota del 9.5.2001 non è stata rammentata. Perché? Eppure ha avuto conseguenze obiettivamente negative per l’ambiente. Infatti, solo dopo la pubblicazione sulla Stampa locale dei risultati di analisi chimiche sulle acque del Merse, da noi commissionate ad uno studio chimico privato, perché tutti i residenti si rifiutavano di credere a quanto l’ARPAT andava asserendo, la stessa Agenzia ha modificato e corretto la sua valutazione.

Nel frattempo, però si è perso un mese di tempo, impedendo di fatto allo stesso Sindaco di Montieri di poter intervenire subito con un’Ordinanza per ottenere la depurazione delle acque di scarico. E se dei cittadini non avessero speso soldi di tasca propria per fare le analisi chimiche e non si fossero presi la responsabilità di far pubblicare sulla stampa quei valori fuori norma? Quanto tempo si sarebbe dovuto aspettare? Tutto ciò è confermato anche dalla lettera del Sindaco di Montieri del 15.05.2001, prot.n.4242, indirizzata al Sindaco di Chiusdino, che lamentava ritardi ingiustificati, e nella quale il Sindaco di Montieri, ad un mese di distanza dai primi sversamenti, scrive preoccupato di non poter prendere iniziative a fronte dell’inquinamento in atto, “in quanto i primi risultati delle analisi consentivano al Dipartimento ARPAT di Grosseto di ritenere che a quel momento non emergevano segni di rischio ambientale”. I risultati di quelle analisi sono riportati sopra. Ritengo infine che altri gravissimi errori sono stati commessi in questa e in altre vicende locali, ma devo constatare con dispiacere che non si avvertono nell’ARPAT segnali di cambiamento e di obiettività, nonostante l’avvicendamento dei suoi dirigenti.